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Falchi e colombe – di Alfredo Sanapo
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Falchi e colombe – di Alfredo Sanapo
Da qualche giorno ha preso avvio, nel comune di Giurdignano, il servizio per l’allontanamento di colombi/piccioni sul territorio comunale, affidato ad una ditta specializzata in falconeria/bird control. Non è il primo comune leccese che si avvale di tale servizio, poiché ne hanno usufruito i comuni di Lecce, Aradeo, Caprarica di Lecce, Novoli, Otranto e Squinzano: altri comuni potrebbero aver usato la falconeria in via sperimentale; in molti altri si è preferito ricorrere a metodi integrati con dissuasori, trappole o reti; in altri ancora impiegano metodi alternativi.
Gli interventi del Comune sono destinati per aree dove la presenza dei volatili risulta più evidente, a partire dal centro storico e dal centro abitato, oppure in base alle richieste di privati e alla segnalazione di nuove aree interessate dalla presenza di colombi. Gli obiettivi dei provvedimenti sono il miglioramento del decoro urbano, nonché la tutela degli edifici pubblici e privati e il contenimento dei disagi per residenti, attività e cittadini.
Il servizio di falconeria contro i piccioni si inserisce nell’ampio settore dell’ecologia urbana come forma di controllo biologico non letale, basato sulla paura indotta da predatori naturali per variare la disposizione spaziale delle colonie di Columba livia.
Il piccione selvatico (domestico inselvatichito), è una specie sinanropica, cioè strettamente associata agli ambienti creati dall’uomo, trova nei centri urbani abbondanti siti di nidificazione (cornicioni, sottotetti, monumenti), risorse alimentari costanti (rifiuti, resti di cibo) e virtuale assenza di predatori naturali. Così, i piccioni sono soggetti a esplosioni demografiche costanti tali da creare sovrabbondanza per l’elevata capacità portante (carrying capacity) degli ambienti urbani. Ne segue, quindi, uno squilibrio che porta a densità abnormi, con impatti sull’igiene pubblica (escrementi, trasmissione di patogeni), sul patrimonio edilizio (corrosione di materiali, degrado di facciate) e sulla competizione con altre specie aviarie native.
La falconeria per il controllo dei piccioni è una delle tecniche di dissuasione biologica che utilizza rapaci addestrati (falchi, poiane, astòri) per creare un effetto di predazione percepita. In altre parole, la semplice presenza del rapace attiva nei piccioni l’istinto di autoconservazione. E, come per un effetto di deterrenza, gli uccelli percepiscono l’area come ad alto rischio di predazione e tendono, pertanto,a spostarsi altrove.
Secondo i sostenitori del sistema, la procedura non comporta abbattimenti diretti di esemplari, né fa uso di prodotti chimici, veleni, ma introduce, in forma controllata, il fattore ecologico naturale della predazione, pressoché assente negli ambienti urbani.
Benché l’uso della. falconeria per il controllo di piccioni e gazze ladre in ambito urbano o agricolo sia presentato come metodo “ecologico” e naturale, comporta, comunque, diversi problemi e criticità ecologiche, etiche e gestionali.
Intanto, la dissuasione funziona finché il rapace opera, ma l’effetto svanisce non appena il servizio viene interrotto. Inoltre, potrebbe causare lo spostamento degli esemplari con possibili problemi di concentrazione in altre aree nelle quali potrebbero alterare la distribuzione locale delle specie. Del resto, l’uso intensivo di rapaci può modificare le naturali relazioni preda-predatore, con effetti a cascata sulle specie di passeriformi ed altri piccoli uccelli. E se i rapaci sono nutriti in modo non corretto, possono diventare dipendenti dall’uomo, riducendo, in tal modo, il loro effetto dissuasivo.
Non bisogna dimenticare che neanche i rapaci usati nei servizi di falconeria urbana sono esenti da rischi. Essi, essendo predatori all’apice delle catene alimentari, sono sottoposti al fenomeno della biomagnificazione, cioè il processo per il quale la concentrazione di sostanze tossiche aumenta man mano che si sale lungo la catena alimentare. Perciò, veleni pesticidi e metalli pesanti presenti nelle prede o nell’ambiente possono accumularsi nei tessuti, causando avvelenamento secondario.
Invece, il grosso limite igienico-sanitario risiede nel fatto che, seppur in modo meno stabile, piccioni e corvidi continuano a frequentare l’area. Ciò significa che le loro deiezioni, vettori di malattie zoonotiche (ornitosi, salmonellosi, E. coli, coccidiosi, ectoparassiti), continuano nonostante l’intervento.
Infine, la falconeria pone questioni etiche sul trattamento degli animali. Infatti, l’effetto del metodo, agendo sulla psicologia di piccioni e corvidi, ne causa uno stress cronico che si manifesta nella percezione di insicurezza costante. I falchi, pur essendo selvatici, se sottoposti a cattura e a privazione di cibo nell’addestramento, subiscono stress da cattività. In aggiunta, lo stesso uso strumentale, fatto di voli ripetuti in ambienti rumorosi e affollati, fa sì che sviluppino un malessere generale che comprende tachicardia, irrigidimento da ipervigilanza, affaticamento e indebolimento delle difese immunitarie. Senza, poi, contare il disorientamento che aumenta la probabilità di traumi dovuti a collisioni con vetri, veicoli, cavi elettrici e altre infrastrutture.
In Italia, l’uso di rapaci per il controllo dei piccioni è sconsigliato da enti come la LIPU per aspetti conservazionistici, etici, normativi (provenienza dei rapaci) ed economici (costi elevati. Nondimeno, alcuni enti locali, regolamentano strettamente l’uso di richiami vivi e trappole per corvidi, ma non contemplano mai la falconeria come metodo più importante.
In ultima analisi, né le associazioni animaliste né la scienza raccomandano l’uso principale o esclusivo della falconeria. Anzi, uno studio ungherese ha giudicato il metodo come “the least efficient in pigeon catching“, ossia il meno efficiente nella cattura dei piccioni. Dunque, al fine di ottenere risultati duraturi, se ne raccomanda un uso integrato in piani più ampi che includano gestione delle fonti di cibo (gestione rifiuti, divieto di alimentazione), l’installazione di dissuasori, l’applicazione di reti per chiudere gli accessi ai siti di nidificazione e trappole anti-piccione e, infine, la rimozione uova.
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