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AMP Otranto-Leuca: un sogno interrotto? – di Alfredo Sanapo
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AMP Otranto-Leuca: un sogno interrotto? – di Alfredo Sanapo
Dopo anni di attese e un iter istitutivo lungo e complesso, il sogno di un’Area Marina Protetta (AMP) che abbraccia i quasi 100 km di costa tra Otranto e S.M. di Leuca stava per concretizzarsi. Coinvolgendo 11 comuni, da Gagliano del Capo a Otranto, il progetto non rappresentava solo un fondamentale strumento di tutela ambientale, ma si configurava come un catalizzatore di significative ricadute ecologiche ed economiche per l’intero Salento, proiettandolo in prima linea nella conservazione marina europea.
L’idea di istituire l’AMP, destinata a diventare una delle più estese d’Europa, nasceva dall’urgenza di difendere un patrimonio biologico unico, riconosciuto dagli studi scientifici come uno dei litorali a più alta naturalità d’Italia: un “crocevia biogeografico” di inestimabile valore, rifugio per specie ittiche e depositaria di habitat chiave come le praterie di Posidonia Oceanica e il Coralligeno, strutture sottomarine essenziali per la riproduzione e l’accrescimento della fauna marina.
La creazione dell’AMP è vista dalle istituzioni regionali e dai partner scientifici – Ciheam Bari, l’UniSalento e Arpa Puglia – non come vincolo, ma come leva per lo sviluppo sostenibile. “L’obiettivo è trovare il giusto equilibrio fra la tutela dell’ambiente e lo sviluppo socio-economico del territorio” – ha affermato in più occasioni M. Zuccaro, amministratore del Ciheam e coordinatore del progetto Corisma.
Questo progetto, finanziato con fondi europei, ha svolto una dettagliata “animazione territoriale“, intervistando oltre 600 operatori locali, tra pescatori e gestori di stabilimenti balneari, per raccoglierne bisogni e aspettative. La zonazione a tutela crescente – che suddivide l’area in zone a diversa intensità di protezione – è stata il passaggio necessario per definire le nuove opportunità economiche nei settori della pesca artigianale e del turismo nautico e subacqueo.
Le ricadute ecologiche sarebbero immediate: la protezione degli habitat marini, molto sensibili ai cambiamenti climatici e alle crescenti pressioni antropiche, avrebbe favorito la rigenerazione degli stock ittici. Questo ripristino, già dimostrato nelle AMP di Torre Guaceto e Porto Cesareo, si tradurrebbe in un beneficio diretto per i pescatori professionali al di fuori dei confini più restrittivi. Inoltre, come ha più volte ricordato N. Ungaro di Arpa Puglia, “la qualità dell’ambiente marino incide sulla salubrità delle sue risorse e, dunque, nel concetto di one health anche sulla salute dell’uomo” – garantendo l’eccellenza delle acque balneabili, fattore cruciale per il turismo.
Il percorso non è stato privo di frizioni, soprattutto per quanto concerne la regolamentazione delle attività già esistenti. Le imprese legate al mare, rappresentate da ConfMare Lecce, hanno richiesto un approccio attento a salvaguardare chi ha investito nel territorio, in particolare nel settore del noleggio, locazione di unità da diporto e trasporto passeggeri.
Le loro osservazioni puntavano ad istituire un sistema di autorizzazioni “chiaro, proporzionato e non discriminatorio” che riconosca le attività di turismo nautico come servizi di interesse pubblico locale. Cruciale è stata anche la richiesta da parte dell’Ente Gestore della futura AMP di mantenere un ruolo “esclusivamente amministrativo, tecnico e di vigilanza ambientale” senza entrare in concorrenza con gli operatori locali nella gestione di servizi turistici. La volonta è di supportare il processo istitutivo con un “percorso di accompagnamento“, affinché le politiche di conservazione e le attività antropiche trovino un “equilibrio virtuoso“.
L’istituzione dell’AMP “Capo d’Otranto – Grotte Zinzulusa e Romanelli – Capo di Leuca” era ormai pronta a ridefinire il rapporto tra l’uomo e il mare nel Salento, trasformando la tutela in una solida base di prosperità ecologicamente e socialmente responsabile.
Senonché questo bel sogno si è bruscamente interrotto da qualche settimana a causa dalle decisioni dei Consigli Comunali di S. Cesarea Terme e Diso che, proprio in dirittura d’arrivo dell’iter di istituzione dell’AMP, all’unanimità si stanno sfilando dal progetto a rischio di insidiarne l’efficacia ecologica. Quanto di questa decisione è espressione dei reali interessi delle loro comunità? In che misura hanno inciso le pressioni dei titolari di attività turistiche costiere? Prima che sia troppo tardi, da parte dell’Ente parco attiguo e dei comuni più convinti delle opportunità legate all’AMP, sarebbe utile spiegare alle comunità esitanti che i benefici generali di una tale entità sono di gran lunga più vasti di quelli particolari e immediati. Fatto ciò, non resta che augurarci di riprendere il sogno interrotto nella sua parte più bella e magari svegliarci in questa realtà sognata.
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condivido l’auspicio che l’AMP possa vedere la luce, è una grande opportunità per il nostro territorio con importanti ricadute per tutti sia semplici cittadini-utenti che operatori economici