IMPERFETTO – di Rosaria Scarcia

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IMPERFETTO – di Rosaria Scarcia


Esiste una nostalgia che non riguarda il tempo. O, almeno, non soltanto il tempo. È la nostalgia
della bellezza: quella sensazione sottile che ci convince che un tramonto fosse più intenso quando lo
si guardava senza l’urgenza di fotografarlo, che le estati dell’infanzia avessero una luce più densa,
che i volti conservassero un’identità più nitida prima che imparassimo a correggerli.
Chiunque abbia sfogliato un vecchio album di famiglia conosce quella sensazione. Le fotografie
hanno perso nitidezza, i bordi sono ingialliti, eppure i volti sembrano possedere una presenza che
molte immagini perfette di oggi non riescono a trattenere.

Eppure la bellezza non è mai stata un dato immutabile. È una costruzione umana, un ideale che
attraversa i secoli mutando forma senza perdere il proprio potere di attrazione.
Per i Greci coincideva con l’armonia, con la proporzione, con la convinzione che ciò che appariva
bello fosse il riflesso di un ordine più profondo. I Romani ne fecero anche un linguaggio di prestigio
e di potere. Il Medioevo la ricondusse alla sfera del divino, mentre il Rinascimento riportò il corpo
umano al centro dello sguardo, celebrandolo come misura del mondo.
Ogni epoca ha elaborato il proprio canone. E ogni generazione ha creduto che fosse quello
definitivo.

Poi arrivarono la fotografia e il cinema. Per la prima volta la bellezza non veniva soltanto
rappresentata: poteva essere trattenuta, replicata, moltiplicata. Le attrici divennero modelli
universali, le copertine iniziarono a suggerire un ideale da inseguire e la pubblicità trasformò
lentamente ciò che era contemplazione in desiderio di possesso.
Oggi quel processo sembra aver raggiunto il suo punto più estremo.
Non inseguiamo più la bellezza. Inseguiamo la sua versione ritoccata.
I filtri levigano la pelle, assottigliano i lineamenti, uniformano la luce. Eliminano le imperfezioni
ma, insieme, cancellano anche ciò che rende un volto irripetibile. La tecnologia non promette più un
semplice miglioramento: offre un’identità alternativa. Una versione provvisoria di noi stessi,
destinata a esistere per il tempo di una storia, di un reel, di pochi secondi di attenzione.
È una perfezione che nasce già destinata a dissolversi.
Più appare impeccabile, meno lascia memoria di sé.
Non invecchia. Non cambia. Non racconta.

Forse è proprio da qui che nasce la nostra nostalgia. Non dal passato in quanto tale, ma dalla sua
consistenza. Da fotografie stampate e dimenticate in un cassetto, capaci di riemergere anni dopo con
l’odore della carta e il peso del tempo trascorso. Da rughe che erano il resoconto silenzioso di una
vita, non un difetto da eliminare con un’applicazione. Da volti che cambiavano lentamente,
accompagnando le esperienze invece di nasconderle.
La nostra è probabilmente la civiltà che produce più immagini nella storia dell’umanità. Eppure è
anche quella che rischia di conservarne meno.
Accumula fotografie che nessuno rivedrà, archivia istanti prima ancora di averli vissuti, confonde la
documentazione con l’esperienza e la visibilità con l’esistenza.

È qui che la nostalgia assume un significato diverso.
Non rimpiangiamo necessariamente un mondo migliore. Rimpiangiamo un tempo in cui era ancora
possibile sostare davanti alle cose. In cui qualcosa poteva essere bello senza dover essere esibito. In
cui un paesaggio apparteneva prima allo sguardo che allo schermo, e un sorriso era rivolto a
qualcuno, non a un algoritmo.
La bellezza autentica non è mai stata perfetta. È sempre stata vulnerabile, incompleta, destinata a
trasformarsi.
Ed è proprio questa precarietà a renderla memorabile.
Perché ciò che rimane immutabile finisce spesso per diventare invisibile. Al contrario, ciò che è
reale porta con sé le tracce del tempo: le crepe, le sfumature, le imperfezioni. Sono quelle a
raccontare una storia. Sono quelle a rendere riconoscibili i volti, i luoghi, i ricordi ai quali
continuiamo a tornare.

Forse il futuro non avrà bisogno di immagini sempre più perfette, ma di occhi disposti a rallentare.
Occhi capaci di riconoscere la bellezza dove nessun filtro può intervenire: nell’espressione di un
volto che porta con sé una vita intera, nella luce che cambia senza chiedere il permesso, nella
semplice evidenza che ciò che è autentico non aspira all’eternità.
Gli basta essere vero.

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Redazione

2 thoughts on “IMPERFETTO – di Rosaria Scarcia

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Ultimi Commenti

  1. grazie Rosy,sei una lettrice veramente attenta e perspicace. complimenti....a nome di tutta la redazione di Querce.news