Radio Capo nel 1976

Radio Capo nel 1976

Nel luglio del 1976, esattamente 50 anni fa, mi diplomai al liceo scientifico. Ero maturo anch’io. E insieme a me un gruppo di ragazzi e ragazze che poi sarebbero diventati medici, professori, avvocati e professionisti di successo. Anch’io forse ero destinato all’iscrizione ad un’Università del nord, ad una bella stagione studentesca, ad un sano percorso lavorativo.

Ma c’è sempre uno sliding doors nella nostra vita. E a me la porta girevole si presentò dopo pochi giorni la fine dell’esame di maturità, dove con una certa brillantezza avevo dissertato sui poeti minori del novecento italiano con il presidente di commissione che quell’anno era il prof. Donato Valli. Avvenne parlando del mio esame con un professore dello Scientifico, Oronzo Russo: mentre chiacchieravamo nei pressi dell’Inter Bar, vicino al ponte di Tutino, mi chiese se volessi andare con lui a Montesano. Oronzino mentre percorrevamo con la sua Alfa i 5 km di distanza mi raccontò di un progetto di cui era stato interessato da un gruppo di giovani, si trattava di trasmettere con una radio di tipo innovativo. Lui non era un tecnico -mi disse subito – andavamo a vedere di cosa effettivamente si trattasse a casa di un elettromeccanico. Arrivammo così a casa di Dionisio Casto che era un tuttofare genialetto, idraulico, elettricista, appassionato hi-fi, meccanico e infine anche contadino.   

Nel suo garage ci mostrò una serie di antennine, un piccolo trasmettitore, un giradischi, un microfono e un registratore di cassette a nastro. Ci diede una piccola radio e ci disse di uscire sulla strada: lui mise un disco di Drupi e poi annunciò: “Signori, ecco la vostra canzone speciale di oggi”. In effetti noi avevamo ascoltato da una radio a modulazione di frequenza, come fossimo sintonizzati sulla migliore radio nazionale in onde medie. Nel frangente ci raggiunsero Salvatore Branca vicino di casa di Dionisio e Donato Lucatelli da Specchia che già collaboravano con Dionisio nel tentativo di avviare la radio libera. Dionisio, mentre continuava ad intersecare cavi e morsetti, disse con piglio professionale: “abbiamo un problema, in queste condizioni riusciamo a trasmettere al massimo fino al confine di Miggiano. Quel tipo di Galatina ci ha rifilato un trasmettitore d’aereo e poi Montesano non va bene per una radio. Avremmo bisogno di un’antenna posizionata in un punto molto alto e potremmo farci sentire da tutta la provincia”.

Eravamo tutti eccitati: la prima radio libera del Salento poteva nascere nel triangolo delle bermude, tra Montesano, Specchia e Tricase. Intervenne allora Donato Lucatelli che affermò con decisione: “questa cosa può funzionare solo dalla serra di Specchia e io ho in mente una posizione fantastica, affianco alle antenne della Rai. C’è un mio parente che ha una pajara con un piccolo appezzamento e so che vuole vendere”.

Tutti apprezzarono il suggerimento. Si stava facendo la storia e tutti ne erano consapevoli. Il giorno dopo andammo a vedere tutti insieme la costruzione in pietra che doveva contenere la radio e il traliccio per l’antenna. La scelta fu entusiasticamente accettata all’unanimità. C’era il problema economico ma io ero tenuto fuori da quel contesto. So che si dovette comprare il terreno, la pajara, il traliccio, il trasmettitore e il giradischi. Fu costituita una società di fatto, i soci misero 650.000 £ (circa 335 € di oggi) a testa: gli avventurieri erano Dionisio Casto, Salvatore Branca, il prof. Oronzo Russo e l’ing. Antonio Piscopiello, Donato Lucatelli e Cosimo Rizzo (detto Mino) di Vignacastrisi. Le biografie dei soci della prima Radio Capo, così diverse tra loro, non sono secondarie per capirne genesi e sviluppo. Dionisio, come detto, era un artigiano tuttofare, Salvatore disoccupato in cerca di prima occupazione (iscritto al PCI), Oronzino era un professore di liceo con l’hobby del giornalismo (Gazzetta del Mezzogiorno soprattutto), Piscopiello era ingegnere della Motorizzazione Civile, Donato era un piccolo imprenditore nel campo dell’abbigliamento, Mino Rizzo aveva una fabbrichetta di tappi e al contempo proprietario della discoteca El Condor sulla via per Marina Serra. 

A fine agosto la stazione radio sulla serra di Specchia era pronta. La Radio ebbe subito un successo clamoroso, ben al di là delle aspettative. Io partecipai alla prima messa in onda, con lo stesso spirito scanzonato che imponeva l’età e con il quale stavo affrontando molte faccende di quel momento, dalla politica al calcio. Nel frattempo era venuto a salutarci (quasi un battesimo) anche il giovane “Poeta con la chitarra” Franco Simone, da Acquarica del Capo, al culmine del suo successo commerciale.

Giungevano lettere e cartoline da tutti i paesi, molti da fuori provincia, alcune dalla Calabria. Ma una riflessione mi venne ben presto spontanea: non si stava costruendo una radio con la “libera informazione”, ma una piccola attività commerciale. Il nuovo strumento in FM fu un po’ snobbato da professori universitari, giornalisti e intellettuali politici di ogni colore e inoltre la variegata compagine sociale era in maggioranza orientata al divertissement. Con questi presupposti non una contro-informazione locale o un centro culturale permanente ma si andò verso l’accarezzamento della musica pop commerciale fine a sé stessa.  Con tutto l’affetto, la nostalgia che posso provare per quegli uomini (alcuni purtroppo non ci sono più), non c’era l’humus della rivoluzione culturale ma quello della cultura di massa finalmente divulgabile da chiunque. I Cugini di Campagna, il Giardino dei Semplici, la Bottega dell’Arte e i Collage vinsero subito alla grande.

Era un po’ l’anticipo dei social dove tutti possono esprimersi liberamente e con grande enfasi. Con l’aggiunta di una grande novità: anche la macelleria all’angolo o la cartolibreria in piazza potevano ascoltare il loro nome veleggiare nell’etere. E non era roba di poco conto, all’epoca.

Non c’era dunque traccia in Radio Capo di quei residui di sessantotto, lotte operaie e studentesche di cui invece si nutrivano le varie Radio Popolare di Milano o Radio Alice di Bologna. Al sud per la verità piaceva l’aggettivo pirata più che libera, forse perché pensare ad una vera rivoluzione al Sud è sempre costato un totale isolamento, mentre l’illegalità del pirata è quasi concessa con benevolenza dal popolo sovrano.

Comunque tornando a quel luglio 1976, la Corte Costituzionale il 28 dello stesso mese stabilì che il monopolio RAI era illegittimo e quindi Radio Capo non fu più pirata, ma semplicemente in attesa di una regolamentazione. Io condussi una trasmissione sui cantautori italiani e stranieri finché rimanemmo sulla pajara, poi scendemmo in città e cominciai un’altra vicenda.

P.S. LE FOTO:
in una foto ci sono Dionisio Casto (con la barba) e Donato Lucatelli; nella seconda due curiosi in visita alla pajara di Radio Capo in una posa ricordo con me, colorizzata per rendere visibili antenne e traliccio.

luglio 2026                                                                                                             Alfredo De Giuseppe

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Redazione

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  1. grazie Rosy,sei una lettrice veramente attenta e perspicace. complimenti....a nome di tutta la redazione di Querce.news