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La spazzatura elegante – di Virginia De Giuseppe
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La spazzatura elegante – di Virginia De Giuseppe
Durante le recenti feste natalizie ho ricevuto molti regali, e per regali si intendono anche pandori, dolci e qualunque tipo di prodotto che richieda un packaging carino e ricercato.
In parallelo, mi ero appena trasferita in una nuova casa a Lecce, in cui non avevo ancora ricevuto, causa anche festività, i bidoncini adatti alla differenziata.
Per aggirare l’ostacolo, e vista la scarsità di tempo a disposizione in quel periodo, avevo dunque risolto momentaneamente in tal modo: avevo preso dei sacchi biodegradabili e trasparenti, in cui comunque differenziare, e li avevo posizionati sul balcone in attesa, via via, che arrivasse il giorno settimanale per il corretto smaltimento, insomma un temporaneo stoccaggio.
Arrivato però il giorno del cartone, mi sono resa conto che, non avendoli piegati ma inseriti nel sacco esattamente così come erano (per intenderci, la scatola del pandoro l’avevo messa nella sua forma cilindrica, occupando quindi il suo volume, e così via con tutto il resto), erano diventati ben quattro bustoni di quelli grandi.
Erano leggerissimi da sollevare, ma mi pareva comunque a suo modo uno spreco di spazio, uno spreco nello spreco. (Vi risparmio la digressione sul consumismo del Natale, durante il quale questo tipo di marketing aggressivo – visivo andrebbe evitato a monte o almeno ragionato su ogni singola confezione moltiplicata per i grandi numeri ecc. ecc.).
Restiamo sul dato ahimè compiuto e mi sono dunque presa mezz’ora di tempo per fare un’operazione specifica: ho tirato fuori le scatole dalle quattro buste e, ad una ad una, le ho schiacciate o aperte, per cui la scatola del pandoro l’ho appiattita, le scatole delle pizze le ho aperte e schiacciate, e così via su tutto.
Una volta terminato questo processo da mini-compattatore fai da te, non sapendo come trasportarle fuori casa (rimettendole nella busta di plastica non sapevo se l’avrebbero ritirata, ma in ogni caso il buon senso mi suggeriva che non era la soluzione adatta), invece di schiacciarla a quel punto ho conservato una busta in cartone che avevo ricevuto anch’essa in regalo -proprio questa rossa nella foto – e l’ho usata come trasportino.
Per concludere l’opera, mi era avanzato anche un pezzetto di fiocco da regalo, anch’esso in carta (quelli in plastica li avevo già messi nella plastica), e per stringere il più possibile la busta, che tendeva ad aprirsi per la pressione interna, l’ho usato per stringerla come fosse un regalo.
Dopo aver finito questo lavoro fastidioso, ho posato il tutto vicino all’ingresso per portarlo fuori e sono rimasta colpita di come quattro sacchi pieni e grandi si fossero trasformati e ridotti in quel mini trasportino.
Vedendolo così, poggiato vicino alla porta, ho pensato d’istinto: “Che bella spazzatura!”. Il pensiero successivo è stato: “Una spazzatura elegante”.
Ho pensato quindi di tenerlo come spunto da utilizzare per Querce del sonnacchioso gennaio (altro che nuovo inizio, ci avete fatto caso che, se proprio dobbiamo individuare quando “parte” l’anno, è in realtà marzo?) ed eccolo qui.
Questo spunto di micro riutilizzo va applicato al macro naturalmente, perché ho sempre pensato che nel micro c’è il macro e viceversa. Lavorando nella grande distribuzione, ne so qualcosina, per cui è sufficiente moltiplicare le mie scatole per milioni, le plastiche per miliardi e così via. Vi lascio volentieri con questo spunto infinitesimamente piccolo come una bottiglia nell’oceano, non quella romantica in vetro che conteneva messaggi, ma quella volgare in plastica che si vede galleggiare nei documentari tra tartarughe incastrate nelle reti, balene in difficoltà e chi più ne ha più ne metta.
II’ll send an S.O.S. to the world
I hope that someone gets my
Message in a bottle, yeah
Così cantano i Police, anche se stavolta il messaggio non è nella bottiglia ma la bottiglia stessa. Un grande abbraccio a tutti, con affetto e speranza.
Virginia De Giuseppe
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