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L’approdo romantico*
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L’approdo romantico*
Negli stessi giorni in cui il mondo dei viaggi incorona Tricase Porto regina delle vacanze all’insegna del relax e del buon vivere, con un tempismo fatale Alfredo De Giuseppe presenta il suo ultimo ponderoso lavoro per celebrare il luogo più discusso, coccolato ma anche bistrattato, tuttavia sempre amato: il lato sul mare di Tricase, il suo porto, l’approdo secolare, l’anima dinamica di una comunità stantia e immobile nelle interminabili diatribe interne sulla vocazione autentica del porticciolo in perenne lotta con la destinazione istituzionale, insomma “un universo di leggende, scoperte, guerre, passioni e poteri”
L’autore ripercorre le vicende di questo “mare di casa” raccogliendo e mettendo assieme le testimonianze fin dai tempi antichissimi e fino ai nostri giorni, fonti documentali d’archivio, cronache popolari, e ricordi e commenti, estratti e articoli di cronaca, per tracciare la fisionomia di un porto che forse non voleva fare il porto, ma per destino storico ha vissuto le sorti di tutte le insenature accessibili sul vecchio e caro Mediterraneo. All’interno della macchina del tempo costruita dall’autore veniamo trasportati nella preistoria di Tricase Porto, poi nei tempi antichi e nelle ipotesi dei primi insediamenti, e nel Medio Evo con le prime vere tracce documentate del Portus Veneris. Ci saranno le incursioni di feroci uomini del mare, sempre il pericolo è venuto dal mare, poi i corsari, il contrabbando, l’assalto dei turchi, le guerre, i profughi, ma sempre con la comunità generosa eppure accorta e pronta a trarre vantaggio da scambi e commerci di pellame, ghiande, grano, olio. La storia del Porto diviene man mano nei secoli sempre più centrale per le sorti di Tricase, la valorizzazione dell’approdo, la bonifica delle zone circostanti, una lenta urbanizzazione e l’attenzione militare e politica per questo avamposto dell’estremo lembo meridionale d’Italia ne definiranno il destino fino ai nostri giorni. Il lato romantico di Tricase Porto risale senz’altro alla consuetudine tutta ottocentesca di realizzare ville sulle colline, le “Serre”, per consentire ai ricchi armatori e ai nobili del Capo di Leuca di sfuggire agilmente al caldo torrido delle estati senza condizionatori e alle pestilenze. Ora gli affacci romantici delle antiche ville di Tricase Porto si vendono a tot all’ora e chiunque può pagarsi una vista sull’infinito, quell’infinito che è stato teatro di vita grama di pescatori e scaricatori, di morte o salvezza di naufraghi, di gioie e tragedia.
Con spirito generoso e vigile alla contemporaneità, l’autore mette insieme la storia di Tricase Porto per farne dono alla sua comunità, lasciare alla posterità una traccia dal ventunesimo secolo della memoria del proprio paese, del suo porto e della sua gente, un segnale per continuare a prendersene cura e indagare, perché continuare a parlare e raccontare è fondamentale per ogni generazione, e più che mai nell’ecosistema digitale in cui viviamo, che fatica sempre più a fare i conti con il passato e conduce spesso ad un rimosso collettivo, quando non a censura e tabù.
Il bel libro di Alfredo De Giuseppe, che non è uno storico di professione, ci restituisce fiducia sul fatto che la Storia, nonostante tutto, trova il suo modo per traghettarsi verso il futuro, perché mettere insieme tanti pezzetti del passato contribuisce a impastare un incerto presente e tentare di costruire l’ignoto futuro.
TRICASE PORTO cronistoria di un approdo romantico dall’età del bronzo al 2026, Alfredo De Giuseppe, Pag. 348 – (Giorgiani Editore)
Serena Laporta
- Pubblicato sul bimestrale “39° Parallelo” – Agosto 2026
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