EL NIÑO NO DUERME – di Alfredo Sanapo

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EL NIÑO NO DUERME – di Alfredo Sanapo

Il pianeta è scivolato in una “zona di pericolo” climatica mai esplorata sinora. Un El Niño di proporzioni gigantesche è stato indicato dall’Organizzazione mondiale della meteorologia (WMO) e dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) come la conferma tangibile di un riscaldamento globale ormai innegabile.

Le temperature del Pacifico equatoriale centro-orientale sono costantemente sopra la media e le previsioni dei centri di osservazione della WMO prevedono, con probabilità vicina al 100%, che il fenomeno duri sino a febbraio 2027 con un picco atteso a cavallo dell’anno.

Per il segretario generale dell’ONU António Guterres la scienza non lascia adito   a dubbi: “El Niño sta assumendo proporzioni gigantesche. Il pianeta si trova in acque inesplorate e quelle acque si stanno riscaldando“.

El Niño o ENSO (El Niño–Southern Oscillation) è un fenomeno periodico di riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico tropicale che si manifesta in media ogni 3–7 anni, ma la sua intensità e le sue conseguenze nel 2026 appaiono amplificate dalle condizioni oceaniche ed atmosferiche insolitamente calde create dal riscaldamento globale di origine antropica.

La WMO ha chiarito che El Niño è un fenomeno naturale, cioè non causato dal cambiamento climatico, ma ha sottolineato che un oceano e un’atmosfera più caldi forniscono più calore e umidità, esaltano gli impatti del fenomeno e aumentano la probabilità di ondate di calore, siccità prolungate, inondazioni violente e nuovi record termici.

Questa sinergia tra variabilità naturale e tendenze di lungo periodo rende l’attuale episodio una conferma pratica, osservabile in tempo reale, che il riscaldamento globale non è un’ipotesi astratta ma un motore che modifica la frequenza e la gravità degli eventi estremi.

Gli effetti si stanno già distribuendo in modo difforme sul globo: nel Pacifico tropicale e in America Latina si registrano precipitazioni abbondanti e rischi di inondazioni, mentre nell’Asia meridionale, in Australia e nell’Africa sud-orientale, si accentuanocondizioni di siccità e temperature elevate. In Nordamerica, El Niño favorisce inverni più miti alle alte latitudini e piogge intense nelle aree meridionali, con ripercussioni su agricoltura, gestione delle acque e stabilità dei suoli. Anche l’Europa risente di riflesso di questa configurazione: l’influenza di El Niño sul continente è meno diretta rispetto alle zone tropicali, ma il perdurare di condizioni di caldo anomalo e la maggiore probabilità di estremi termici si inseriscono in un quadro segnato da estati sempre più torride e stagioni intermedie più instabili.

La severità dell’allarme non risiede solo nei dati, ma nel cammino che essi descrivono: se El Niño è destinato a persistere fino a febbraio 2027 e a lasciare in eredità temperature globali più elevate, il 2027 potrebbe diventare l’anno più caldo mai registrato, superando i picchi toccati quest’ultima estate.

In questo contesto le parole di Guterres assumono il valore di un monito politico oltre che scientifico: “Le temperature superficiali del mare stanno aumentando, le temperature continuano a salire e il mondo si trova in una zona di pericolo per gli eventi meteorologici estremi“.

Il fenomeno descritto non è dunque un’eccezione isolata, ma l’amplificazione di un segnale climatico di fondo: più il pianeta si riscalda, più episodi come El Niño diventano intensi, duraturi e capaci di innescare crisi a catena in settori cruciali come la sicurezza alimentare, la gestione delle risorse idriche e la stabilità sociale.

Di fronte a questa evidenza, negare il riscaldamento globale significherebbe ignorare la dinamica osservabile di un fenomeno come El Niño che, nelle sue manifestazioni recenti, mostra chiaramente come la variabilità naturale e il cambiamento climatico si stiano rafforzando a vicenda. 

L’allarme ONU sul clima, con la previsione di un El Niño “fuori scala” persistente fino a febbraio, non è, dunque, solo un avvertimento sui prossimi mesi: è la conferma che il riscaldamento globale è innegabile e che ogni ritardo nell’azione di mitigazione si traduce in un ulteriore avvicinamento a quella “zona di pericolo” in cui il pianeta si trova già oggi.

El Niño porta il nome del “Bambinello”, ma il regalo che sta facendo al pianeta non ha nulla di natalizio: più che doni, distribuisce ondate di calore, siccità e inondazioni. Il fenomeno è naturale, il riscaldamento globale no; quando i due si abbracciano, il risultato è un clima che sembra aver deciso di festeggiare ogni mese come se fosse Natale. Se i governi continueranno a trattare la crisi come un’emergenza da rimandare, l’unica certezza è che la “zona di pericolo” smetterà di essere un’allerta e diventerà la nostra nuova, poco festosa, normalità.

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Redazione

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  1. grazie Rosy,sei una lettrice veramente attenta e perspicace. complimenti....a nome di tutta la redazione di Querce.news