“C’è sempre un Caligola” – di Serena Laporta

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“C’è sempre un Caligola” – di Serena Laporta

L’oscenità grottesca e tragica del potere scorre dinnanzi ai nostri occhi, e il mondo malato assiste e si raccoglie frastornato intorno al guscio vuoto che è la tirannide, oggi come sempre.  La Storia ha bussato alla porta e ci ha trovati impreparati, perché l’abbiamo lasciata scivolare via, per indifferenza, per pigrizia, per ignoranza.

 Trump, il Presidente degli Stati Uniti, come un clown mediocre imita i sollevatori di pesi transgender, fa le smorfie, recita, si traveste da attore ed entra nella parte, stesso copione di quando irrise, imitandolo, un disabile, lo stesso di quando imita l’accentro francese di Macron.

Commentando la cattura di Nicolas Maduro, il Segretario della Guerra deli Stati Uniti, Pete Hegseth,  è ricorso a uno degli acronimi più stupidi che la lingua inglese abbia mai dato in prestito al dibattito pubblico, un acronimo preso da un ambito dell’esperienza umana sconclusionato quasi quanto la politica, cioè la genitorialità: “Fafo!” ha detto, cazzuto come nel suo stile,  che sta per Fuck Around Find Out, che è una frase impossibile da tradurre letteralmente in italiano ma il cui senso sta tra “a tuo rischio e pericolo” e “uomo avvisato, mezzo salvato”, e  questo è ciò che dicono gli americani ai loro figli per metterli in guardia dai pericoli. Fafo.   Questo è quanto di meglio il Segretario della Guerra degli Stati Uniti d’America ha avuto da dire sul regime change in Venezuela, in un lessico a noi comprensibile forse intendeva dire dell’esecrabile pessimo Maduro che “è andato a fottere ed è rimasto fottuto”. La conferenza stampa del tiranno globale con i suoi rozzi pretoriani a latere è stata teatrale e macabra, il male che va in scena, in un’arena, il pubblico siamo tutti, tanti applaudono, altri fischiano debolmente.

La dialettica carnevalesca del tiranno si compie a Washington, a Roma, a Berlino, a Mosca, a Palm Beach, in fondo a luoghi remoti della terra, cappellini rossi lanciati a folle adoranti, danze macabre al suono dei Village People, stivaloni di pelliccia e stivaloni da gerarca, saltelli asmatici al grido “chi non salta è” sono solo gli ultimi esempi, pensavamo che l’orgia finisse al Papeete, sbagliavamo, era solo un baccanale da cortile.

Nel frattempo cerchiamo risposte dai guru del nostro tempo, dai portatori di intellighenzia vera o artefatta che tentano di spiegarci cosa accade, come abbiamo vissuto per essere arrivati o tornati fin qui, a chi credere, dove è ingiustizia e dove si nasconda virtù, quale futuro ci attenda, fra algoritmi oscuri e ombre impenetrabili magari potremmo scoprire che tutto già accaduto, già vissuto, scritto e dimenticato.  Appare un luogo comune, invece è la Storia, tutto vero, già successo, ma ogni volta è peggio del precedente. Eravamo nati in un tempo migliore, ma ora tutto si degrada, la nostra storia era cominciata come un grande pranzo di famiglia, con i battibecchi delle grandi tavolate familiari, e ora siamo al punto in cui i commensali si sputano nel piatto, fino alla prossima portata si accoltelleranno.

Cerchiamo risposte da politologi, da figure spirituali e religiose, dai giubilei, ma anche dagli indovini, dagli influencer e dagli sciamani, e proprio gli sciamani peruviani, che spesso ci azzeccano più di Branco, nel corso dei riti di fine anno il 29 dicembre 2025  avevano predetto che Maduro sarebbe stato rimosso dal potere “Vedremo Maduro sconfitto”, ma lo sciamano Juan de Dios Garcia ha pure predetto che Trump si ammalerà, vedremo.

 Per ora Trump è in gran forma,  vediamo che ama essere il mattatore in commedia, il capocomico, e pare anche che fosse particolarmente infastidito dai balletti di Maduro in pubblico, e questo atteggiamento glielo abbia reso fortemente  antipatico e lo abbia interpretato come un’aperta provocazione,  o forse ballava meglio di lui, e per questo lo abbia catturato, allo stesso modo in cui Caligola “ se qualcuno si permetteva il minimo brusio mentre danzava, lo faceva tirar su dal suo posto e lo flagellava con le sue mani”  (Svetonio)

Caligola è uno dei personaggi della nostra storia fra i più ricordati, o meno dimenticati, almeno di nome, i libri di scuola ne hanno tramandato le gesta deteriori, le campagne militari farsesche per conquistare gli oceani con tutte le conchiglie, proporre alla carica di console il  cavallo  Incitatus  in palese dispregio della categoria che detestava sommamente, i senatores,  che potevano mettere in dubbio azioni e legittimità del tiranno, e alla fine dei suoi giorni, avendo tutto,  volle la luna, ma sostanzialmente rimane il prototipo di uomo al potere insensato e ferocissimo, talmente sanguinario da essere ritenuto folle dai suoi coevi e anche dal giudizio storico dei duemila anni che lo hanno seguito, perché è più tranquillizzante che sia la malattia a guidare la crudeltà umana piuttosto che una scelta cosciente depurata da ogni inibizione morale, ci consola pensare che il tiranno sia  “il più infelice degli uomini(Platone) privo di amicizia e di amore, carente di qualunque forma di fiducia nei suoi simili, perché malato di πλεονεξία, pleonexia,  la patologia del volere di più, sempre di più, una brama di potere insaziabile, una tenia nell’anima, e per questo male il tiranno vive in balia della sua illimitata volontà di potenza, dipende dal potere come una droga, in definitiva è solo un miserabile tossico. E così spesso ci raccontiamo la balla che a Mosca e a Washington gli infermi stringono uno scettro che è solo un’asta con la flebo.

Ma l’ingiustizia del potere esisteva prima di Caligola e ha continuato ad esistere anche dopo, ci ha raggiunti, è intorno a noi. La mostruosità del potere è indiscutibile, che siano i folli e sanguinari imperatori di Roma, le svastiche naziste o i gulag staliniani, la punizione eterna di Gaza, l’assalto a Kiev, gli stermini del Sudan, o l’assalto con rapimento in Venezuela, alla fine il male esercitato da uomini smisuratamente influenti, ricchi e dominanti, non è altro che una questione di logica, la loro, una logica assai più rigorosa di quella che di solito chiamiamo “necessità” storica: un uomo potente, ricchissimo, agisce secondo un proprio cristallino progetto di dominio, anche a costo di mandare a fuoco il mondo.  Questo accade. Perché gli imperi sopravvivono, perché sugli imperi il sole non tramonta mai, le rivoluzioni e le riforme sono solo nuvole passeggere, mentre un diamante è per sempre, il petrolio è per sempre, le terre rare sono per sempre.

Caligola impose di essere adorato come un dio, si sentì dio, costruì templi a sé stesso, obbligò i senatori a baciargli i piedi, Se sarò dio da morto, potete baciarmi il culo da vivo” (Svetonio) dirà. Trump, mediocre attore e pessimo commediografo, non ha mai detto nulla di nuovo. Caligola dichiarò di amare di sé stesso la inverecondia, la capacità cioè di rendere più gravi i suoi delitti con l’atrocità delle parole. Trump si sforza di apparire feroce e sprezzante allo stesso modo quando chiama “feccia” la sinistra radicale e agli immigrati.

Caligola ha lasciato la sua impronta, un’ombra nera dopo di lui, anche Trump lascerà la sua traccia mefitica, sulla strada dell’umanità lascerà i suoi escrementi come un cane maleducato,  rimarrà il capriccio inestricabile del potente che vuole primeggiare e dominare tutto e tutti, l’uomo che gode di una libertà di predazione totale, di una potenza fine a sé stessa, insensibile a qualunque sciagura, l’uomo che decide da solo, giudica da solo, si autoproclama dio ma rimane indifferente a chi soffre, a chi ha fame, a chi muore.

Caligola è solo uno dei tanti uomini tragici e potentissimi, che nonostante la propria magnificenza hanno meritato l’uccisione, l’omicidio come ultima forza di difesa dei loro stessi fautori, confidenti, familiari. La fine violenta dei tiranni è un evento che si reitera da millenni, allo stesso modo della loro ascesa, colma di consenso politico e apprezzamento popolare incondizionato, spesso al limite del delirio. Perché il tiranno sa farsi amare, sa come sollecitareσυμπάϑεια, simpatia, partecipazione emotiva, comunanza di sentimenti.

Gaio Giulio Cesare Germanico, Caligola per i nemici,  tradotto Scarpetta, alla morte di Tiberio venne osannato dal popolo come “sua stella, suo piccino, suo pupo, suo bambino” e “Divenuto così padrone dell’Impero, egli appagò i voti del popolo romano, o, per meglio dire, dell’intera umanità  perché era il principe sognato dalla maggior parte dei provinciali e dei soldati” (Svetonio)   per il primo anno si dimostrò saggio e rispettoso dell’ordine senatoriale e delle leggi, generoso e prodigo, in realtà svuotò le casse dello stato per i suoi giochi, spettacoli e capricci,  poi si ammalò e una volta guarito lasciò cadere la sua maschera e niente fu più come prima, si rivelò per quel che era,  un rettile raro e letale pronto a stritolare tutti e da allora rivoluzionò Roma, tutto il potere, le leggi, i senatori, le vite dei romani. Praticò liberamente l’assassinio, la tortura, la deportazione, lo stupro di mogli e figlie dei senatori, destinando alcune di esse al suo postribolo privato, derise pubblicamente alti funzionari e capi di altre nazioni, emanò  leggi inique per rimpinguare le  casse del Tesoro depauperate per i suoi sfarzi per la costruzione di palazzi, teatri, templi dedicati a sé  stesso,  e impose dazi, tanti dazi, proprio come Trump,  e varò una eccentrica politica economica, facendo firmare a tutti coloro che erano benestanti un testamento in cui dichiaravano  erede universale lo Stato così che  “quando l’erario avrà bisogno di denaro, sarà sufficiente uccidere un adeguato numero di persone e incamerarne le ricchezze(Svetonio).  Intorno Roma grondava sangue, l’impero era percorso da fiumi di sangue. La sua crudeltà raggiunse l’apice alla morte improvvisa di sua sorella Drusilla con cui aveva un morboso rapporto incestuoso, noto a tutti.  La morte di Drusilla lo lasciò come un bambino capriccioso a cui hanno rubato il suo giocattolo preferito, la sua infelicità fu totale, al punto da voler organizzare la propria morte, fomentando e favorendo il proprio omicidio, alimentando deliberatamente l’odio di coloro che gli erano più vicini a cui inflisse enormi sofferenze, lutti e pubbliche umiliazioni. Fu il momento in cui i congiurati riuscirono finalmente a mettere fine trucemente ai suoi giorni. Il suo regno durò poco più di tre anni.

Le ultime ore di Caligola sono state magistralmente immaginate da Albert Camus nella sua tragedia Caligola, ma Camus stesso subì i Caligola del suo tempo e dovette attendere più di vent’anni per la pubblicazione. La fine dell’imperatore immaginata da Camus ci restituisce un uomo inconsolabile seppur all’apice della potenza, un uomo che percepisce come la propria impotenza nel non poter avere ciò che vuole (Drusilla o la luna) è pari a quella di ogni persona che si trovi in stato di bisogno e prostrazione, che abbia fame, che cerchi un lavoro, che voglia pace. “Ah, che abiezione, che schifo, che senso di vomito sentirsi crescere dentro quella stessa viltà e quell’impotenza che abbiamo disprezzato negli altri”. Caligola non tollera, non sopporta il dolore di questo stato di necessità, di mancanza, di perdita, da cui lucidamente deduce ne sarà liberato solo dalla morte, che arriverà puntualmente dai congiurati.

Come già accaduto nei secoli lontani la tirannide nasce sempre con il supporto di grandi masse popolari, perché il tiranno ne intercetta istanze e rabbie profonde, ne alimenta le aspettative attraverso progetti di espansione territoriale ed economica promettendo benessere diffuso e riscatto sociale “faremo dollari, tanti dollari”, e come già accaduto nei secoli lontani i tiranni sono sempre, sempre, destinati all’esilio, quando non alla morte violenta.

Ora non sappiamo cosa accadrà se Trump non riuscirà ad avere la sua luna, la Groenlandia, ma attendiamo con trepidazione il suo esilio volontario.

Serena Laporta

Era tutto già scritto:

VITE DEI CESARI, Libro IV, CALIGOLA, G. Svetonio Tranquillo (119-122 d.C.), 1982 Rizzoli

LA  REPUBBLICA – Libro IX , 946, Platone (IV sec. A.C), 2009 Bompiani

CALIGOLA, Albert Camus , 2018 Bompiani

  •  Immagine:   Dipinto di Lazzaro Baldi “Uccisione di Caligola sua moglie e sua figlia”  (sec. XVII)

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Redazione

One thought on ““C’è sempre un Caligola” – di Serena Laporta

  • noi “poveri comunisti” pensiamo che i destrorsi possano conoscere la storia?! tra poco costringeranno anche noi a non leggere più….

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  1. grazie Rosy,sei una lettrice veramente attenta e perspicace. complimenti....a nome di tutta la redazione di Querce.news