Fascistissimo aprile – di Serena Laporta

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Fascistissimo aprile – di Serena Laporta

In questo mese di primavera e follia, la NASA ci ha restituito foto storiche e meravigliose del lato nascosto della Luna, della Terra che tramonta, di una eclissi mozzafiato, di crateri mai visti del nostro antico satellite, tutto ripreso da Orion, il veicolo spaziale di Artemis II, il programma di esplorazione spaziale che ha l’obiettivo di riportare l’uomo, e la prima donna, sulla Luna nel 2028. Il cammino dell’umanità, la sua evoluzione e le sue conquiste tecnologiche e intellettive erano tutte concentrate a bordo di questa navicella, inviata lontano nello spazio con un audace equipaggio composto da tre astronauti e da una astronauta, tutti detentori, oltre che di tanti titoli accademici, di enormi esperienze ingegneristiche e resistenze psico-fisiche. Millenni di osservazioni, calcoli matematici, studi e prove, fallimenti, nuove conoscenze, scoperte insperate e coraggio, e miti, poesie e sonate indimenticabili testimoniano della unicità della specie umana nel creato, della sua capacità di meravigliarsi e meravigliare.

Ma come la Luna ha il suo lato oscuro, allo stesso modo anche l’umanità conserva da sempre il buio dell’anima, fatto di crudeltà e stupidità, e per non dimenticarcene, ciclicamente lo espone, ce lo mostra sfacciatamente.   

Così mentre lo stupore ci avviluppava dinanzi alla immensità dell’ ”oltre”  e al delicato baluginio di astri lontani, qua giù un mondo misero e  colmo di sciagure ci obbliga a  confrontarci  con i gestori del tutto, che, grazie alle stesse tecnologie degli astronauti,  ci costringono a dover comprovare costantemente l’autenticità del male, la scomoda verità del nostro lato oscuro, come è accaduto a l’Espresso per una copertina che ritrae l’ignobile postura di soldati e coloni israeliani verso i palestinesi e le palestinesi cui impediscono di raccogliere le loro olive.  E anche come alla terribile immagine, negli stessi giorni, di un disgraziato padre che porta tra le braccia la sua bambina, Ritaj, colpita a morte da uno sparo venuto non si saprà mai da chi, mentre era davanti alla lavagna nella sua scuola, una scuola faticosamente ricomposta a Gaza, e che come le altre scuole di quell’infelice luogo, ogni giorno viene preclusa a centinaia di bambini e bambine da adulti armati fino ai denti che sbarrano loro la strada per raggiungerla.

Perché il fascismo sopprime la conoscenza sul nascere.

L’8 aprile 2026, dopo un bombardamento su Beirut, viene rinvenuta morta sotto le macerie la poetessa libanese Kathun Salma insieme a suo marito, il suo compagno di vita, e vicino ai loro corpi dilaniati giace anche la copia sfregiata di Ventiquattro ore nella vita di una donna di Stefan Zweig, un delizioso romanzo su passione, segreti e tradimento, il cui autore fu a sua volta vittima di un’altra ignobile pagina della storia, il rogo dei libri del 10 maggio 1933 a Berlino. Anche per Stefan Zweig una copia bruciacchiata del suo romanzo Amok, scampato alla distruzione totale del rogo rimase a testimoniare per sempre l’opera di censura culturale che nel secolo passato precedette inesorabilmente quella fisica. Goebbeles, alacre Ministro della Propaganda, si adoperò per “bruciare lo spirito maligno dell’arte degenerata ”  di autori come Zweig, Brecht, Kafka, Benjamin, Remarque … Allo stesso modo la Russia, da Stalin a Putin, a oggi, lascia in eredità al suo immenso patrimonio culturale e artistico tanti poeti, scrittori e giornalisti morti, dalla Notte dei poeti assassinati fino alla scomparsa della poetessa ucraina Victoria Amelina e dello scrittore di fiabe  Volodimir Vakulenko, trucidati sotto le bombe.

 Perché il fascismo odia sempre i poeti.

Il giorno dopo, 9 aprile 2026, la donna più potente del mondo, per ius connubii, indossando i panni dell’avvocato di sé stessa, rigorosamente in tailleur prince de galles, come conviene in tribunale, si lancia in una mordace autodifesa circa le accuse di connivenza e amicizia stretta con il noto pedofilo Epstein e la sua fidanzata Maxwell. Importando una cippa a tutto il pianeta delle vicende personali di ella, tuttavia vien da pensare   excusatio non petita, accusatio manifesta.  Ma come si conviene a una first lady il passato va lucidato, come l’argento.

Perché il fascismo vuole sempre deformare ogni verità.

Nel mentre, il marito della first lady ha cominciato a farci stare col fiato sospeso, bomba-non-bomba, ultimatum mai ultimi, e tregue, finte, vere, chissà.  Lo stretto di Hormutz che apre, chiude, apre a metà, solo per alcuni, per nessuno, chissà.  Uniche certezze solo missili, bombe e droni mortiferi, sempre lanciati rigorosamente su chi non c’entra, ospedali, scuole, giornalisti. Costi umani ed energetici che lievitano di pari passo. Ma un altro scontro tra titani doveva occorrere, ci mancava in questo pazzo aprile, tra il Papa di Roma e Trump, uno pastore di anime, l’altro pastore di atomiche, uno che raccoglie folle in preghiera nel tentativo di risvegliare un cristianesimo progressista e pacifista, l’altro che predica la forza delle armi, il ricatto, la minaccia e la deportazione, che pur presentandosi come colui che ci libera da 8-9-10 guerre chissà, è partito per la guerra, una guerra senza senso e senza fine, o sì, chissà.

Perché il fascismo odia la pace.

C’era una giornalista libanese di 43 anni, Amal Kalil, che raccontava il suo paese e le tante guerre che lo percorrono, lo faceva da una prospettiva diversa, raccontava gli animali vittime della follia umana che è la guerra, ed è morta mentre con passione e coraggio svolgeva il suo lavoro. Il 22 aprile un raid israeliano mirato e ripetuto l’ha lasciata senza vita insieme a Zeinab Faraj,  la foto-reporter che  la accompagnava.

Perché il fascismo reprime la libertà di stampa, e odia i testimoni.

Poi finalmente arriva il 25 Aprile, Festa della Liberazione, che significa liberi tutti, anche i cattivi, quelli da cui scappare e ai quali sono stati rimessi i peccati, perché il significato più vero della liberazione, della riconquista della libertà, è che c’è posto per tutti, inclusi i perdonati. Ma questa nostra Liberazione non ha lo stesso valore per tutti, perché i perdonati non si sono sentiti liberi e liberati, anche quando hanno riconquistato tutto il potere non hanno mai dimenticato di detestare i liberatori.

Perché il fascismo odia i liberatori, odia i partigiani, ovunque e sempre.

Aprile sta per finire e il nuovo penultimo attentato a Trump, tra il tragico e il comico, dove è difficile distinguere il limite tra teatro e realtà, oltre a sollevare scetticismo e interrogativi ci consegna quel paese percorso dalla violenza, anche tra persone perfettamente normali e integrate nella società, con un lavoro e una vita nella media,  che come un virus infetta tutto  e tutti, corre velocemente e si attacca su chiunque, su un uomo qualunque, che ha deciso di immolarsi per salvare quel popolo che ancora non conosce le dittature, o almeno non ha consapevolezza,  ma che nella sua bilancia commerciale alla voce esportazione sicuramente i prodotti di punta sono diventati la brutalità, la coercizione, il razzismo.

Perché il fascismo genera violenza.

Più vicino a noi accade che l’Europarlamento approva a maggioranza una risoluzione che ci obbliga a rivedere il già traballante Ddl Bongiorno sul reato di stupro adottato in Commissione Giustizia già da gennaio, modificando sostanzialmente il perimetro del “consenso” , che dovrà chiarire che silenzio, mancata resistenza, condotta sessuale precedente, non possono essere interpretati come consenso.  Hanno votato contro la risoluzione dell’Europarlamento le delegazioni di Fratelli d’Italia della premier Meloni   e Futuro Nazionale di Vannacci, Lega astenuta, a favore Pd, M5s, AVS, Azione e addirittura FI. Sorprende e disgusta che il nostro primo capo di governo, donna, più che dedicarsi attivamente ai reali problemi delle donne sia  alle prese con una preoccupante ossessione per la pelle perfetta, e che non abbia sensibilità sufficiente per cogliere, riflettere e affrontare, da donna, tale argomento, forse perché nel suo lungo e duro percorso di studi per arrivare fin dove ora cammina ha fatto sue le idee del più becero patriarcato biblico tanto in voga presso il suo mai perduto amico Trump,  dove  tra i tanti fanatici c’è un tale logorroico pastore riformato, Doug Wilson, elogiato da Pete Hegseth- quello della Bibbia di Pulp Fiction, che predica la schiavitù, la sottomissione delle donne e l’abolizione del diritto al voto per molte di esse “… l’uomo penetra, conquista, colonizza, pianta, la donna riceve, si arrende, accetta …”.  Perché il fascismo odia, odia le donne

Consigli di lettura per volontari della conoscenza e resistenza:

Guardando le donne guardare la guerra, Victoria Amelina, Guanda Ed.  2025 – Prefazione di  Margaret Atwood

24 ore nella vita di una donna, Stefan Zweig, Garzanti

La notte dei poeti assassinati, a cura di F.M. Feltri, Ed. SEI

Foto del libro sopravvissuto al rogo, Amok, Stefan Zweig , di proprietà della Fondazione Villa Emma –  ragazzi ebrei salvati –  Collezione Libri in Fuga, Libri Ritrovati.

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Redazione

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Ultimi Commenti

  1. grazie Rosy,sei una lettrice veramente attenta e perspicace. complimenti....a nome di tutta la redazione di Querce.news