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Il bavaglio e l’antisionismo
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Il bavaglio e l’antisionismo
RICEVIAMO DAL COORDINAMENTO DEI VERDI – TRICASE —
Qualche giorno fa, il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, ha presentato un ddl che, secondo quanto si legge all’inizio del testo, si rende necessario “alla luce del conflitto armato attualmente in corso in M.O. e delle ripercussioni che tale guerra ha sul nostro Paese, anche sul piano civile, visto l’interesse mediatico dimostrato dagli organi di informazione e le numerose manifestazioni di cittadini“. Al fine di arginare fenomeni di discriminazione verso la comunità ebraica, egli propone di “adottare nell’ambito della legislazione vigente la definizione operativa di antisemitismo”.
Il tempismo è più che sospetto in un momento del conflitto israelo-palestinese nel quale sarebbe necessaria una visione condivisa da ambo le parti al fine di una convivenza pacifica: o la soluzione due popoli e due stati o uno stato multietnico che rinunci allo status di regime ebraico monoetnico. Invece, il ddl sposa in pieno la visione israeliana in virtù dell’esplicito riferimento alla “definizione IHRA dell’antisemitismo“. L’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) lo definisce come “una percezione degli ebrei, che può essere espressa come odio verso gli ebrei, le loro proprietà, le istituzioni della comunità ebraica e i luoghi di culto“. La definizione include anche esempi di comportamenti che possono essere considerati antisemitismo, come negare o minimizzare la portata dell’Olocausto, accusare gli ebrei di aver inventato o esagerato l’Olocausto e applicare doppi standard agli ebrei rispetto ad altri gruppi. Alla fine, si considera condotta antisemita anche delegittimare lo Stato di Israele “applicando criteri non applicati ad altri stati”. In altre parole, si vuole equiparare la critica allo Stato di Israele all’odio antiebraico.
A scanso di equivoci, è utile comprendere che antisemitismo e antisionismo sono due concetti distinti, anche se a volte possono essere confusi o sovrapposti. Si definisce antisemitismo un atteggiamento di ostilità, stereotipo o pregiudizio negativo o discriminazione economica, sociale o politica nei confronti degli ebrei come gruppo etnico o religioso: esso può manifestarsi in forme di violenza o attacchi contro individui o comunità ebraiche o negare o minimizzare l’Olocausto o altri eventi storici di persecuzione degli ebrei. L’antisionismo nasce come opposizione – tutta interna all’ebraismo – al sionismo, un movimento politico che sostiene la creazione e l’esistenza di uno stato ebraico in Palestina (Israele). Dopo la creazione di Israele, l’antisionismo è divenuto un movimento globale di protesta ogni volta che i suoi governi hanno adottato politiche di occupazione di stampo colonialista: esso si esprime come legittima critica alle politiche del governo israeliano nei confronti dei palestinesi o di altre minoranze o come rifiuto dell’idea di uno stato nazionale ebraico incompatibile con i principi di uguaglianza e giustizia sociale.
La distinzione è importante perché non tutti gli antisionisti sono antisemiti: criticare le politiche del governo israeliano senza pregiudizi o ostilità nei confronti degli ebrei come gruppo etnico o religioso fa parte della normale dialettica della democrazia in quanto opposizione ad un’ideologia specifica.
Pertanto, secondo le disposizioni del ddl, opporsi al governo Netanyahu per denunciarne i crimini di guerra, l’occupazione, l’apartheid o le politiche di apartheid e pulizia etnica di Netanyahu può essere etichettato comportamento antisemita. La proposta di ddl del sen. Romeo è stata trasmessa per l’esame della commissione Affari Costituzionali del Senato in un periodo non casuale perché non desta l’attenzione dei politici in odor di pausa estiva (l’ultima settimana di lavori parlamentari) e tanto meno dei cittadini che hanno la fortuna di avere lavoro, ferie e possibilità di pagarsi una vacanza. La cosa ha tutta l’aria di porre un bavaglio senza precedenti alla libertà di espressione che arriva proprio quando a Gaza è in atto un genocidio sotto gli occhi di tutti (compreso il bombardamento della Mezza Luna palestinese da parte di Israele, criticato anche dai vertici della Croce Rossa italiana). Infatti, l’art. 3 del testo presentato dispone di negare l’autorizzazione a qualunque manifestazione ponga “grave rischio potenziale per l’utilizzo di simboli, slogan, messaggi e qualunque altro atto antisemita ai sensi della definizione operativa di antisemitismo“. Quindi, un gesto di dissenso nei confronti del governo di Israele non solo è vietato per legge, ma rientra in tutta una casistica di repressioni della libertà d’espressione e di pensiero politico da parte del Governo Meloni. Non solo Neytaniahu deve avere mano libera, ma persino denunciarne l’operato potrà divenire illegale – ricordiamo che la corte dell’Aja lo vuole processare per crimini contro l’umanità.
Opporsi a questo tentativo di limitazione delle libertà di critica non è solo dovere civile e una scelta di coscienza, ma un obbligo per chi vuole difendere i diritti costituzionali ancora vigenti. Se vogliamo affrontare il problema dell’antisemitismo e contemporaneamente difendere i diritti del popolo palestinese, bisogna muoversi non nel campo della repressione, ma in quello della prevenzione: tra le frange del dissenso bisogna evitare infiltrati che sfruttano l’antisionismo come pretesto per esprimere sentimenti antisemiti o evitare di formulare le critiche alle politiche del governo israeliano in modo che siano percepite come antisemite dalle fazioni più vittimiste dell’ebraismo. Ci vorrebbe cioè un decreto meno schematico, più organico in grado di dare alla questione la complessità che incarna e di saper distinguere tra critiche legittime e antisemitismo.
Nel frattempo, nel centrodestra c’è chi si ostina a non capire e a non informarsi. L’on. Maurizio Gasparri ha criticato col suo solito linguaggio, bollando come antisemita la scelta del sindaco di Bari Vito Leccese di non ospitare Israele alla Fiera del Levante in segno di “protesta contro il governo israeliano responsabile della morte di 60mila persone e della fame inflitta all’intero popolo di Gaza“.
Con questo articolo, Europa Verde – Verdi Tricase solidarizza con la scelta del sindaco Vito Leccese.
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