Il camper dei desideri

Il camper dei desideri

di Serena Laporta – – – –

Per tentare di capire, interpretare, come va il mondo del lavoro qui al sud, nella piccola ridente barocca provincia di Lecce, bisogna addentrarsi nelle attuali dinamiche del libero reclutamento e della ricerca guidata di occupazione da parte degli aspiranti.

Ogni anno, specie in primavera e in autunno, si svolgono nel nostro capoluogo e in altri centri della provincia giornate di incontro domanda-offerta tra aziende a caccia di addetti e inoccupati a caccia di lavoro, perlopiù provenienti da corsi finanziati e “professionalizzanti” automaticamente confluiti nelle nuove agenzie private per il lavoro, essendo oramai quasi completamente esautorato il ruolo del vecchio Ufficio del Collocamento, nel frattempo identificato con il sinonimo Centro per l’Impiego.  Se dopo l’infausta parentesi del Covid questi appuntamenti sono apparsi vincenti e giustificati, tanti lavoratori e lavoratrici improvvisamente fuori dalle aziende bloccate dalla pandemia sono poi rientrati per il tramite queste opportunità, da un paio di anni sembrano aver perduto la spinta propulsiva, soprattutto da parte della domanda, aspiranti lavoratori e lavoratrici sempre meno, mentre si incrementano le aziende che partecipano con i loro desk per illustrare cosa fanno di bello e costruttivo e chi cercano per continuare a farlo. Dalle aziende presenti nell’OpenJob del 23 ottobre 2025 a Lecce emerge che si ricercano, con un certo affanno, figure nell’impiantistica industriale e nelle costruzioni, nella ristorazione, negli alberghi, nelle aziende di servizi informatici, nel commercio al dettaglio, e, sorpresa, nelle banche. Dei presenti inoccupati, maschi e femmine, emerge che la maggior parte sono diplomati, con periodi di occupazione certificata frammentata ed essenzialmente svolta in lidi balneari, nella ristorazione, in microimprese di servizi e nel settore del commercio, spesso tutto insieme nello stesso soggetto. Molti curricula riportano una lista considerevole di corsi post diploma svolti con l’ottenimento di certificazioni di modellista, di web design, di addetto alla ristorazione, di informatica di base, di bagnino.  All’iniziativa partecipa anche un gruppo di giovanissimi immigrati regolari, arrivati attraverso corridoi umanitari, e ospiti del lodevole Progetto Arca, che combatte anche per la loro collocazione lavorativa, ma che hanno il limite della lingua ancora non padroneggiata con sicurezza, la mancanza di mezzi di trasporto autonomo, scarsissime conoscenze informatiche e si presentano con curricula colmi essenzialmente di una qualifica specifica: “speranza”.

Dalla osservazione diretta degli incontri emerge

  • Lunghissima fila di aspiranti al desk di una nota catena di supermercati
  • Lunga fila al desk di un noto superstore di materiale di costruzione
  • Lunga fila al desk di un noto superstore di arredamenti
  • Fila normale per un noto rivenditore di autoveicoli in cerca di figure commerciali e per una azienda di impiantistica
  • Fila esigua ai desk degli hotel (la richiesta della lingua straniera anche per addetti a pulizie, giardini ecc…  è un discrimine),
  • Fila esigua nella ristorazione (orari, paga, stagionalità non attraggono più?)
  • Fila inesistente con contatti sporadici, poco convinti e convincenti per entrambe le parti, per le aziende con richiesta di profili più specifici, come informatici di medio livello, contabili di medio livello, manutentori di medio livello, artigiani esperti, per non parlare delle richieste di skills elevate con certificazioni pre e post laurea, praticamente andate deserte, per avvenuto espatrio di tutti i possibili candidati. “Eppure” mi dice il recruiter di una nota banca regionale “abbiamo ridotto l’orario di lavoro del venerdì, ora escono alle 13.30”, confesso che non sapevo che nessuno vuole andare a lavorare in banca e che in banca il fardello più pesante fosse l’orario (ma la richiesta della laurea anche per posizioni entry level ha un suo peso, credo)
  • Sorprendentemente l’unico desk particolarmente affollato di laureati e post-laureati è quello che recluta aspiranti docenti di corsi di formazione finanziati dalla UE.

Questi appuntamenti si aggiungono e integrano le offerte di lavoro censite dai Centri per l’Impiego Territoriali  e pubblicate settimanalmente da Arpal-Ambito Lecce, https://sintesi.regione.puglia.it/web/sintesi-lecce/-/37-report-offerte-di-lavoro-ambito-lecce   che statisticamente registrano circa 600  richieste stabili di lavoratori, con picchi fino a 800-900 lavoratori  nel periodo estivo.

 L’ultima pubblicazione, penultima settimana di ottobre, 37° Report settimanale di ARPAL Puglia, disegna un mercato del lavoro dinamico, per un totale di 270 nuove offerte lavorative e totali 662 posizioni aperte nell’Ambito di Lecce. Il settore con maggior numero di opportunità lavorative è quello delle costruzioni con 132 posti di lavoro disponibili. Seguono quello sanitario e dei servizi alla persona, per cui si ricercano 103 lavoratori; il settore della riparazione veicoli e trasporti con 99 posizioni; il turismo con 76 posti.  Nel settore pedagogico sono disponibili 53 posti, in quello amministrativo e informatico 48,  nel commercio 34, nel tessile-abbigliamento-calzaturiero (TAC) sono 28 i posti a disposizione. Nel settore metalmeccanico le posizioni aperte sono 22, nel comparto bellezza e benessere sono 19, nell’agroalimentare sono 15, il settore pulizie e multiservizi con 9, il comparto telecomunicazioni con 5 posizioni.

In fine c’è il Camper del Lavoro , un cravan che “porta da te il lavoro”, anche questa un’iniziativa itinerante di Arpal, per raggiungere luoghi come Gagliano del Capo e Giuliano, per diffondere le “politiche attive del lavoro  accessibili anche nelle aree più periferiche, in collaborazione con Cefas, Consorzio Mestieri Puglia e Sale della Terra,  il progetto offre un supporto concreto e personalizzato a cittadini e imprese. Tra i servizi disponibili: orientamento professionale, assistenza nella redazione e aggiornamento del CV, consulenza su offerte di lavoro e percorsi formativi, accesso ai servizi digitali e informazioni utili per chi assume” e detto così sembra bello, in realtà si risolve nella solita asfissiante raccolta di dati, approvazione privacy e arrivederci alla prossima volta.

Quando parliamo di domanda e offerta che non si incontrano forse vogliamo dire che non si capiscono, perché parlano proprio diverso, linguaggi differenti.  Significa che le politiche sociali non collimano con le politiche industriali, che il progetto formativo non risponde al progetto di sviluppo del territorio, chi si prepara ad entrare nel mondo del lavoro non conosce il suo proprio mondo del lavoro, chi fa impresa non sa da quale bacino dovrà andare a pescare la forza lavoro, chi insegna non sa quale sia l’obiettivo finale del processo di apprendimento, chi apprende non sa quale futuro lavorativo potrà andare a costruire, in definitiva tutte le parti in causa hanno obiettivi diversi,  e come un discorso fra sordi ognuno piange la propria sventura del “non trovare”  e tutti a cercare e  percorrere  itinerari diversi,  il modo migliore per incontrarsi mai più. Nel mezzo una moltitudine di eventi, promozioni, finanziamenti, convegni, centri itineranti, enti di formazione che spuntano come funghi, e tante risorse finanziarie, tutto finalizzato a “Venite, vi facciamo vedere noi come si fa!”

Intanto molti, per evitare la frustrante delusione del rifiuto evitano di cimentarsi nella ricerca del lavoro, il lavoro, diritto universale sancito dalla nostra Costituzione e dovere morale di ogni individuo da ottemperare per sé e per la società.

Eppure l’ultimo censimento Istat, ripreso e arricchito dal Rendiconto Provinciale INPS Lecce del 2023 https://www.inps.it › pdf › rendiconti-provinciali   ci restituiva un dato impressionante

alla  2.8 Tavola 14 – ci indica Numero di disoccupati – Provincia di Lecce nel 2023:   n. 31.000, a fronte di una popolazione di 767.356 abitanti, ovviamente con tutti i limiti del dato statistico,  da depurare per fascia di età, per non richiedenti occupazione, per lavoratori in nero. Dei disoccupati, 18.000 sono donne e 13.000 uomini, con un successivo spaccato specifico in percentuale per fasce di età, come si vede nella statistica qui riportata.

Quindi sappiamo che nella fascia d’età 15-24 anni abbiamo un tasso di inoccupati del 30,6%  e nella fascia dai 25-34 anni del 13,8% . Contemporaneamente abbiamo imprese che da alcuni anni non riescono ad accogliere tirocinanti, apprendisti, operai, tecnici e sappiamo anche che a fronte di una mancata formazione professionalizzante la maggior parte di questi disoccupati sa di poter ambire quasi esclusivamente ad un impiego  nei supermercati, che in ogni caso non possono assorbirli tutti.

Il fenomeno a livello macroeconomico è complesso e severamente compromesso dall’avvento dell’Intelligenza Artificiale, tuttavia a livello locale potrebbe essere percorribile una strada di costruzione delle competenze necessarie?  Camere di Commercio e Centri per l’Impiego a livello provinciale possono mappare puntigliosamente le aziende richiedenti mano d’opera e i disoccupati iscritti nelle liste e così identificare esattamente quale formazione sollecitare e finanziare.  Enti di formazione e formatori possono coordinare richiesta e offerta su basi certe e offrire al mercato le competenze richieste. Donne e uomini disoccupati possono costruire con consapevolezza la propria formazione e il proprio futuro. Non ne hanno forse diritto? Prima che il declino demografico comprometta irreversibilmente l’equilibrio del welfare sarebbe opportuno, se non indispensabile, correre ai ripari, per le generazioni presenti e per le future.

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  1. grazie Rosy,sei una lettrice veramente attenta e perspicace. complimenti....a nome di tutta la redazione di Querce.news