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Le statistiche secondo Giorgia
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Le statistiche secondo Giorgia
di Serena Laporta —
Mentre ogni singola persona
è un intrico incomprensibile,
nell’aggregato diventa
una certezza matematica. (Arthur Conan Doyle)
La statistica è scienza e conoscenza, lo predica l’Istat, il nostro istituto nazionale che raccoglie elabora e pubblica una gran quantità di dati aggregati per categorie di persone, di cosa queste fanno nel tempo e come lo fanno, quindi l’Istituto ci informa periodicamente delle modalità generali del nostro vivere. Fino a qualche anno fa questa disciplina richiedeva interpretazioni e spiegazioni da parte degli addetti ai lavori, ora questa scienza viene fuori da quell’ambito ristretto e i risultati delle continue estenuanti ricerche vengono di sovente raccontati a tutti, anche se a dire il vero fin dal Diario Minimo di Umberto Eco tutti avevamo capito come funziona: se giornalmente un uomo mangia due polli e un altro nessuno, per la statistica questi uomini hanno mangiato un pollo ciascuno. Ma Eco da “giocoliere dell’intelligenza” e filosofo umorista poté concedersi continui rimbalzi dalla pura erudizione alle miserie quotidiane, grazie a un’intelligenza universale e proteiforme e un’infinita conoscenza trasversale, e per tali ragioni abbiamo amato la sua teoria su quell’uomo che non mangia alcun pollo che avrà come obiettivo quotidiano almeno di mangiarne mezzo, o una coscetta, un’aluccia, per rappresentare finalmente un valore positivo all’interno della statistica, raggiungere a piccoli passi la sua medietà.
Ma l’enciclopedismo raffinato e cosmopolita declinato in salsa pop non è da tutti, e men che mai della presidente Meloni, che quando va bene si affaccia dal suo oblò social per sgranarci a pappagallo le statistiche che più le aggradano, selezionandole rigorosamente in base alle proprie capacità retoriche e di stile ma soprattutto all’utilità di raccontarsi vincente, mentre quando va peggio intraprende un solitario e penitente pellegrinaggio nel salotto di Vespa a recitare la sua litania di lagnanze dando sfoggio della loquela popolare in cui eccelle, per descriversi come una alacre rondinella sotto la pioggia e il vento di tempesta che soffia dalla solita sinistra comunista con l’obiettivo di farla vacillare e magari farla cadere dal ramo su cui ha costruito il tiepido nido per sé e per i suoi. Quindi dopo le solite vacue ragioni d’orgoglio, in cui tanti si riconoscono perché “finalmente abbiamo un ruolo nel mondo” passa all’attacco per descriversi offesa, per le accuse a suo carico alla corte dell’Aia, per le manifestazioni popolari e studentesche, per gli scioperi di chi sta per perdere il lavoro o chi al lavoro ci deve andare fino a 70 anni, offesa per il mancato riconoscimento dei risultati raggiunti intorno al globo, offesa perché incompresa, per il dissenso ottuso, perché non capiamo i suoi sforzi, silenziosi, per la pace, per il lavoro, per la giustizia, per la sanità, per le famiglie, perché non capiamo i miliardi da investire nella difesa, e ancora meno quelli da investire nel ponte, perché non capiamo bene che ha occupato la Costituzione con lo stesso entusiasmo con cui si occupa una scuola, cioè per sfasciarla, e offesa soprattutto perché, a volte, da arciera diventa bersaglio.
L’ultima volta che la presidente ci ha introdotti nel meraviglioso mondo della statistica è stato il 2 dicembre 2025, sempre affacciata dal suo oblò nell’etere, vantandosi che l’Istat certificava nei mesi di settembre e ottobre un tasso di occupazione record del 62,7 – una medaglia – che rimarrà esposta nella sua bacheca per l’eternità, salvo che solo pochi giorni dopo, il 10 dicembre, lo stesso Istat pubblicava i dati sul lavoro complessivi del terzo trimestre 2025 suonando l’allarme con – 45.000 occupati . La presidente però non si è affacciata a dircelo. Nel frattempo era impegnata ad appendersi un’altra medaglia, il riconoscimento Unesco alla cucina italiana come bene dell’umanità, a cui ella aveva dato il suo determinate contributo con le “pasterelle della domenica”, esattamente nello stesso giorno in cui un bambino di Gaza setacciava chicchi di riso tra la polvere e le macerie della sua casa esplosa sotto le bombe.
Eppure Istat, Censis , tanti altri istituti di ricerca, la vituperata Corte dei Conti, pubblicano dati sulla reale situazione del paese, che non è così edificante come la presidente dice, vogliamo credere che non sappia interpretate le statistiche, o fare di calcolo, ce ne eravamo accorti in altre circostanze, ed è a causa di queste lacune matematiche che probabilmente i parlamentari di FdI fanno la colletta per il regalone di Natale alla capa, un mega computer top di gamma con applicazioni avanzatissime perché finalmente possa capire, senza intoppi, gli elaborati matematici-statistici per poi spiegarceli meglio a tutti, per farci capire bene che tutto va bene, anzi meglio. Mica come quando c’erano gli altri.
Certifica l’Istat :”Focus: da ottobre 2021 a ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari in Italia sono aumentati del 24,9%, un incremento superiore di quasi 8 punti percentuali rispetto a quanto evidenziato nello stesso periodo dall’indice generale dei prezzi al consumo (+17,3%). Alla forte crescita negli anni 2022-2023 ha contribuito lo shock sui listini dell’energia, che ha colpito in misura rilevante il settore degli alimentari non lavorati, sia in modo diretto, sia in modo indiretto, alimentando l’incremento del prezzo di importanti prodotti intermedi …” (www.istat.it). Dalla tranquillità della presidente sull’argomento è plausibile che ritenga questi segni + un dato positivo.
Povertà assoluta: incremento nel 2023 al 10,6% e incremento nel 2024 al 10,9 % (Mezzogiorno al 18,5%) per totali 5,7 milioni di italiani, di cui 1,8 milioni di minori in povertà assoluta, cioè senza mezzi di sostentamento e accesso ai beni primari e all’istruzione. Tutti costoro non avranno neanche l’impegno di attendere le vendite sottocosto per mangiare il panettone. La presidente Meloni non ce lo dice, però dal palco di Atreju suggerisce che tanti possono andare a mangiare dal kebabbaro.
Stipendio medio: i salari reali, subdolamente aggiustati per inflazione, risultano inferiori al 2021, nonostante la fanfara mediatica suonata del solito palco per il taglio del cuneo del 3,3% del 2024 che fagocitava il bonus Renzi. La presidente muta, spereremmo per la vergogna.
Università – Peggiora il posizionamento internazionale degli atenei italiani. A dirlo è l’edizione 2025 della classifica “Global 2000” del Center for World University Rankings (Cwur), che analizza oltre 21mila università sparse per il mondo, individuando le migliori duemila. Il peso specifico del nostro sistema accademico diminuisce rispetto a 12 mesi fa. Le università italiane presenti tra le prime duemila scendono da 67 a 66, mentre l’80% peggiora: solo dieci università avanzano, tre sono stabili e 53 arretrano. La Corte dei Conti lo certifica ponendo l’accento sulle forti disuguaglianze territoriali e gli alloggi universitari non soddisfacenti o carenti o inaccessibili. La presidente muta, in fondo ignoranti è meglio, e poi ci pensa Bernini che sa quel che dice, ma non quel che fa.
Sanità – “Il sistema Sanitario Italiano è rotto” lo dice l’autorevole The Lancet che nel 2025 ha pubblicato uno studio sulla situazione italiana https://www.thelancet.com/journals/lanepe/article/PIIS2666-7762(24)00375-2/fulltext . Frammentazione, disparità tra Regioni diverse, incomunicabilità dei dati relativi ai pazienti tra strutture sanitarie differenti, inevitabile migrazione sanitaria. E ancora: costi esorbitanti, ricerca sanitaria in crisi, sanità digitale al palo, e la legge sull’autonomia differenziata che renderà la situazione ancora più problematica. Il tutto, sullo sfondo di una popolazione italiana che “diminuirà di circa l’8% entro il 2050, passando dai 59 milioni del 2022 a 54,4 milioni, a causa dell’invecchiamento e del calo del tasso di natalità. Entro il 2050, oltre il 35% degli italiani avrà più di 65 anni, mentre i bambini di età inferiore ai 14 anni rappresenteranno solo l’11,7% della popolazione!”. Un quadro che “in assenza di riforme, metterà a dura prova i sistemi sanitari e sociali”. Quali riforme? Chi si ricorda chi è il Ministro della Sanità? Le statistiche dicono che gli italiani rinunciano alle cure, le liste d’attesa sono impronunciabili e il travaso verso la sanità privata scandaloso, inoltre manca la materia prima: medici e infermieri. La presidente zitta, in buona salute però.
Ambiente – L’ ISPRA Istituto Superiore Per la Ricerca Ambientale, grazie ad un folto gruppo di esperti ricercatori ha da poco pubblicato l’approfondito e articolato report annuale 2025 sullo stato dell’ambiente nel nostro Paese https://www.isprambiente.gov.it/files2025/pubblicazioni/stato-ambiente/stato-dellambiente-in-italia-2025-indicatori-e-analisi.pdf , report che la presidente e il mite Pichetto Fratin dovrebbero leggere, ma soprattutto valutare attentamente per decidere cosa fare, imparare come si fa, sapere chi ha le competenze per fare ciò che urge. Il report analizza le principali sfide ambientali nel contesto italiano : · Cambiamenti climatici: affrontare la mitigazione e l’adattamento ai rischi climatici per ecosistemi e infrastrutture. · Economia circolare: ridurre il consumo di risorse naturali e migliorare la gestione dei rifiuti, promuovendo modelli produttivi sostenibili. · Verso l’inquinamento zero: ridurre l’impatto dell’inquinamento atmosferico, idrico e del suolo, tutelando la salute e l’ambiente. · Biodiversità e capitale naturale: garantire la conservazione degli ecosistemi e la resilienza dei territori, condizioni fondamentali per il benessere umano. · Turismo sostenibile: integrare sostenibilità ambientale, economica e sociale, valorizzando il patrimonio naturale e culturale.
I dati raccolti illustrano una situazione ben lontana da Open To Meraviglia, il paese meraviglioso raccontato dalla Venere virtuale di Santanchè, che guarda la penisola dall’alto, ma i ricercatori scendono giù a rasoterra dove la meraviglia finisce, frana direttamente nel dissesto idrogeologico, nel consumo scriteriato di suolo, nell’aumento di eventi estremi causati dal cambiamento climatico, nell’aumento di morti per inquinamento e cambiamento climatico, nell’arrancare scomposto della transizione, nello spreco scriteriato degli importanti fondi del PNRR, nella sconclusionata politica di promozione del turismo come industria portante. Certo nel report di ISPRA compaiono moltissimi dati statistici, sarà questa la difficoltà della presidente, ancora deve trovare una calcolatrice idonea a trasformare i numeri con segno percentuale in cursus honorum personale e per questo non ha organizzato un assolo.
Il silenzio della presidente è assordante anche su politiche sociali, piano casa, pari opportunità, enti locali infrastrutture e tanti altri guasti nel sistema le cui statistiche mortificherebbero anche un narcisista patologico. Eppure l’appeal della presidente rimane non scalfito, come un animale da palcoscenico sempre atteso per l’ultima nuova performance da un folto pubblico, tra scrosci di applausi e giubili di patria.
Sarà che come sempre aveva ragione Seneca “Ducunt volentem fata, nolentem trahunt” – Il destino guida chi accetta, trascina chi resiste.
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