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Tricasaengeles
di Michele Massimiliano Mangiullo – – – –
Welcome to Tricasaengeles è impresso sulla cartellonistica stradale piantata brutalmente su orrendi tubi ferrosi presenti in tutte le zone d’accesso o da cesso della nostra mitica città orrendamente amministrata, almeno dal mio discutibile punto di vista che trova seguaci nel tanto fantastico quanto irreale mondo dei social. Purtroppo assistiamo con atavica apatia ad un vero e proprio olocausto estetico di matrice anodina per celare un fare cattedratico che rasenta arroganza, prepotenza e presunzione, tratti indispensabili per farsi amare dalla gente e sperare in una brillante carriera politica…forse. Immergiamoci negli aspetti più visibili, quelli che interessano anche i mitici ”umarell” passando in rassegna cantieri, strade e piazze. Proprio ultimamente abbiamo assistito ad un ennesimo ecocidio, quello di una bellissima mastodontica e quasi secolare conifera, collocata al centro di Piazza Principessa ultima superstite della famosa tromba d’aria del 76 e per questo ormai simbolo di resistenza e resilienza. Una dolce creatura perno di tanti micro ecosistemi che segnavano di gioia gli occhi di avveduti tricasini capaci di cogliere, nel profumo di un ramo bagnato, la gioia della vita e scardinare le catene del tempo rievocando un’avventura sensoriale vissuta da piccoli. Un banale ed opinabile ordine di abbattimento firmato da un semplice perito agrario costretto ad ubbidire suo malgrado a tutto e tutti, lasciando l’amaro in bocca a chi come me ama gli alberi e soprattutto ama Tricase. Nessun documento a certificare l’instabilità della pianta, nessuna perizia, mi chiedo su quali basi la forestale abbia dato il permesso, se necessario. Provvedere ad un’eventuale cura qualora fosse stata veramente malata? Ipotesi certamente non veritiera, in quanto testimone oculare di una pianta in salute, verde in cima, con una corteccia impeccabile e con un apparato radicale fortissimo, questo la dice lunga sulla facilità con cui si procede all’abbattimento indiscriminato proficuo solo per le tasche di pochi e amaro per i cuori di tanti.
Una Tricase lacerata da inspiegabili rotonde, sempre più labirintiche ed ingombranti a tal punto da essere scambiate per installazioni artistiche, visto il prezzo, tutto potrebbe essere. Capitolo semafori, incredibili, costosissimi perché intelligenti proprio come le panchine e giustamente come su queste non possiamo sederci causa ustioni nei periodi estivi, cosi con questi dobbiamo stare fermi per secoli, boh! forse è per questo che l’unico a non essere intelligente sono io…..stranezze della vita!!e come se non bastasse la brillante mente della provincia ha pensato bene di “regalarci” altre due installazioni luminose a gravare sulle nostre tasche per le spese di manutenzione e illuminazione, anche perché le rotonde se fatte con criterio sono troppo efficienti e molto economiche ma noi siamo americani e possiamo permetterci gli sprechi…welcome my friend …
Poi l’arredo urbano? a base chimica, dai vasi ai dissuasori ,ai paletti limitanti, tutto rigorosamente plastico com’è giusto che sia, tutto finto come la scenografia di un brutto film italiano dei registi d’oggi. Noi 17 poveri illusi crediamo ancora nell’intelligenza e nell’onestà dell’uomo, ma ahimè siamo veramente pochi ed è per questo che continueranno a proliferare orrendi e disfunzionali marciapiedi ,cementificazioni selvagge ,favoritismi personali ,abbattimenti scellerati ,disorientamenti stradali ,riduzioni di carreggiate ,esternalizzazioni ambigue, e soprattutto debito ,tanto debito a gravare sulle teste dei vostri figli costretti a fuggire nel profondo nord, vivere in un monolocale prezzato come un castello ,mangiare malissimo, fare orari lavorativi da schiavi moderni ma….felici dell’happy hour o più miseramente dell’apericena.
Povera nostra Tricase ricoperta da detritica insolenza e cattiveria amministrativa ormai sedimentatesi nelle nostre menti sempre più narcotizzate e rassegnate all’ineluttabilità di un destino politico avverso al bene comune e propenso ad una famosa locuzione latina “Cicero pro domo sua”.
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