E il naufragar m’è dolce nell’altrove…

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E il naufragar m’è dolce nell’altrove…

Leonardo Sciascia, scrittore e intellettuale ai più conosciuto solo di nome e per qualche titolo dei suoi romanzi, nel 1985 nel corso di un’intervista RAI per la rubrica “Binocolo“, parlando dei luoghi del “potere” disse che in Italia il “potere è sempre altrove“.

Oggi, a distanza di decenni dall’intervista sopracitata, l’altrove di cui parlava Sciascia si è traferito sui social. Per cui, per comodità e/o pigrizia, risulta più facile imbattersi in riflessioni, prese di posizione, discussioni su questioni sempre più lontane dal proprio luogo di dimora reale, dalla propria casa, dal proprio paese, dalla propria esistenza in vita. Un po’ come stare con i piedi per terra e la testa tra le nuvole. Su queste nuvole si può incontrare di tutto: dall’ambientalista che piange per lo scioglimento dei ghiacciai, magari mentre ha acceso i riscaldamenti a palla, al più convinto sostenitore di Nicola Gratteri, magari mentre parcheggia l’auto con le ruote sul marciapiede.
Nell’altrove social tutto è rivendicazione di diritti e attribuzione di doveri, ovviamente sempre degli altri. Nel mondo social tutto è possibile, tutto è perfettibile, tanto costa poco, anzi niente.

Il mondo parallelo dell’altrove non chiede mai il conto alla propria coscienza. Un “like” ad un post su una tragedia assolve da tutto, come da tutto assolve un “like” ad un video su un disastro ambientale. Affrancati da ogni responsabilità, diretta o indiretta, anziché farci il segno della croce oggi mettiamo i nostri “like” quotidiani, una sorta di autoassoluzione da ciò che accade intorno a noi e di cui noi in nessun caso siamo responsabili per il semplice fatto di essere distanti migliaia di chilometri dal mondo reale, ossia dal mondo dove il fatto è accaduto realmente.

L’altrove ci assolve da tutto, finanche dal non essere mai dentro il nostro “quotidiano reale”: il mondo dentro casa nostra e quello appena fuori dalla soglia di casa. Ed è così che capita di essere solidali con i poveri del centro Africa e totalmente indifferenti con il povero della porta accanto. Perché nel fatato mondo dell’altrove social, senza spazio e senza tempo, la vita scorre leggera o, nella migliore delle ipotesi, con qualche appena accennato sussulto di indignazione.

Il poeta dell’Infinito naufragava nel dolce mare dell’ignoto, l’uomo social di oggi naufraga nell’altrove globale, sempre più solo, sempre meno umano.

Giovanni Carità

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Redazione

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  1. grazie Rosy,sei una lettrice veramente attenta e perspicace. complimenti....a nome di tutta la redazione di Querce.news