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“il Futuro è un luogo inesplorato” – di Serena Laporta
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“il Futuro è un luogo inesplorato” – di Serena Laporta
Il futuro rimane ancora un territorio inesplorato, l’unico al di fuori di qualunque mappa, quindi si può solo immaginare, e in base alla quantità di immaginazione si può in qualche modo pianificare.
Con una decisione definita storica per la prima volta in Italia con la Legge 167/2025 (Legge annuale di semplificazione normativa) è stata introdotta la VIG, un acronimo che sta per Valutazione d’Impatto Generazionale, significa che ogni provvedimento, esclusi i Decreti Legge, dovrà essere accompagnato da un’analisi sull’impatto sociale nei prossimi 35 anni, cioè nel futuro. In una lettera inviata ad Avvenire e pubblicata il 3 gennaio il Ministro per le Riforme Istituzionali e per la Semplificazione, Maria Elisabetta Alberti Casellati, promotrice del provvedimento dice “Nel 2026 facciamo dei #giovani l’hashtag della nostra Repubblica: il filo conduttore delle politiche pubbliche. Ogni riforma, ogni decisione, ogni scelta deve parlare di loro e per loro.” Calcolando che il ministro in questione compirà 80 anni tra pochi mesi, e che siede pressoché continuativamente in Parlamento dal 1994, possiamo affermare che l’hashtag #giovani sia tardivo di almeno trent’anni, e non perché nel frattempo si sia preoccupata di hashtag #vecchi, che sono esattamente quelli che erano giovani al momento del suo ingresso in politica, ma perché è stata impegnatissima nell’assolvere la corposissima serie di incarichi istituzionali di massimo livello ottenuti in questi anni, quindi si è principalmente preoccupata del suo proprio hashtag #me.
Per i legislatori la VIG dovrà essere la bussola con cui orientarsi per misurare gli effetti delle loro decisioni sulle generazioni future in argomenti fondamentali come la tutela dell’ambiente e l’utilizzo delle risorse naturali, la qualità della vita dell’individuo e il benessere collettivo, e l’impatto di ogni provvedimento sull’equilibrio sociale, economico e occupazionale.
Oltre alla VIG (art. 4 della Legge, 15 righe divise per 4 commi e una infinita serie di note), la stessa legge introduce anche la VIGE, Valutazione di Impatto di Genere, con la finalità di analizzare preventivamente gli effetti delle leggi sulla parità di genere (art.5, 8 righe e 0 note).
Quindi il ministro Casellati non ha immaginato alcun futuro, ma ha proposto e fatto approvare una legge che vincolerà, o almeno dovrebbe, gli altri ministri, ad analizzare preventivamente le proprie proposte e accompagnarle da una valutazione sugli impatti a lungo termine, cominciando da oggi presumiamo, servendosi della consulenza di uno stuolo di valutatori analisti espertissimi in tutti i temi dello scibile.
Il giorno 12 gennaio il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Istruzione e del Merito, con una decisione altrettanto storica, ha deliberato il Commissariamento delle regioni Toscana, Emilia Romagna, Umbria e Sardegna perché non hanno adottato i piani di dimensionamento (vale a dire di ri-dimensionamento a mezzo accorpamenti) della rete scolastica del prossimo anno scolastico “Si tratta di un provvedimento necessario per assicurare il rispetto degli impegni assunti dall’Italia con l’Unione europea nell’ambito del PNRR e per garantire il regolare avvio del prossimo anno scolastico”, ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Il Ministro ha inoltre ricordato che “in questi tre anni, l’azione del Governo è stata orientata alla leale collaborazione istituzionale, con l’obiettivo di tutelare la qualità e la continuità dell’attività scolastica”. Nell’ultimo triennio in Sardegna risultano già accorpate 39 autonomie scolastiche e con questo nuovo provvedimento lo Stato prevede di tagliare altri 9 istituti. In Umbria, regione prevalentemente montana, ci sono scuole che distano fino a 70 chilometri l’una dall’altra. Stesse problematiche nelle altre due regioni. E’un provvedimento che guarda al futuro? E a quello di chi? Degli alunni che vivono nei borghi sull’Appennino Tosco-Emiliano?
Nello stesso giorno, 12 gennaio, il fantasmagorico Ministro dell’Università e della Ricerca si è trovata a dover dare conto del pasticcio dei 220 studenti ammessi a Medicina presso la sede dell’Università di Tor Vergata a Tirana, in Albania, poiché nel bando era stato omesso che la retta annuale sarebbe stata di euro 9.650,00. Racconta Gaia, 20 anni, all’Ansa “La dicitura della sede era ‘Medicina Roma Tor Vergata’ e tra virgolette ‘sede di Tirana’. Il problema è sorto quando abbiamo scoperto che si tratta di un’università privata: pensavamo fosse convenzionata e avessimo gli stessi diritti”. Senza contare che gli studenti dovrebbero trasferirsi in Albania. La ministra ha detto che tale “regime risulta incompatibile con una piena ed effettiva attuazione del diritto allo studio” scaricando l’intera responsabilità sul rettore della Tor Vergata.
Ora se i giovani, hashtag #giovani, in un mondo al contrario, uscissero dall’alveo turbolento della loro età, e potessero giudicare i ministri, conoscendo che è stata varata una legge per loro che parla di loro, con fresca e indiscutibile immaginazione direbbero del ministro-alunno Valditara : “L’elaborato non risulta attinente, l’alunno attinge a fonti non previste dal programma e copia e copia male perché attinge da altro programma, il Pnrr, non contemplato, tende a confondere realtà e legenda, passato con presente, produce deviazioni dalla traccia non autorizzate, si rileva coerenza logica assente, comprensione della traccia assente, inoltre manifesta uno spiccato bullismo per alzarsi il voto senza meriti praticando vergogna e umiliazione come obiettivi curricolari”.
E della ministra-matricola Bernini “Il suo piano di studio prevede che lo studente risieda stabilmente in un luogo remoto, senza acqua calda e senza shampoo e che svolga attività extracurricolari, che valgono crediti formativi, come caccia, combattimento e permanenza in ambienti selvaggi, cui dovranno seguire profonde riflessioni scritte sul destino e sulla morte in giovane età, inoltre dovrà produrre, pena l’espulsione da tutti gli atenei del globo terracqueo, un elaborato da inoltrare preventivamente al tutor, sugli effetti della pandemia da povero comunista”.
I ministri sembrano sequestrati in comunità fortificate, da cui guardano con surreale distacco ciò che accade fuori, percepiscono la realtà come se fosse inverosimile e passano il loro tempo dedicandosi a ciò che ritengono personalmente necessario, o semplice o più divertente, come continuare istituire nuove “giornate nazionali”. Mai come in questa legislatura si istituiscono giornate nazionali, come se tutto il resto dell’anno fossero giornate d’importazione, giornate straniere. Secondo i calcoli di Pagella Politica, basati su dati forniti dalla Camera, in nessun’altra legislatura sono state approvate così tante giornate nazionali sui più svariati e a volte bizzarri argomenti: promozione delle manifestazioni in abiti storici, prevenzione veterinaria (immagina gli allevatori di bestiame in fila con le mandrie al centro medico! E gli apicoltori poi!), giornata dell’ascolto dei minori (gli altri 364 giorni ci si può turare le orecchie perché rompono,) e per i giornalisti uccisi, le persone scomparse, il body shaming, gli internati nei campi di concentramento, e la giornata delle periferie, dell’agricoltura, e la giornata del rispetto (solo una però) e altre ancora ne sono arrivate in Parlamento da discutere e approvare nel 2026: giornata nazionale dei martiri di Gorla, giornata dei morti italiani durante il naufragio del piroscafo Arandora Star, e la giornata di Enzo Tortora contro gli errori giudiziari, la giornata dei Vigili del Fuoco morti sul lavoro, è tutto un gigantesco guardare indietro, al passato, ai vecchi, ai morti. Ma chi è che deposita queste proposte? E che impatto hanno sul futuro? Ma passano la VIG?
Queste giornate nazionali non sono festività però, altrimenti si fermano tutti i treni gli ospedali le scuole, insomma tutto, non è possibile fare festa, significa invece che nelle giornate nazionali le autorità possono promuovere eventi specifici per sensibilizzare su un tema specifico, il sindaco si affaccia dal balcone e urla “Oggi ascoltate i ragazzini! Oggi portate le pecore a fare l’ecografia! E domani non tirate pugni ai nonni” mentre le attività proseguono, a differenza dei giorni festivi come la Festa della Repubblica del 2 giugno o la Festa della Liberazione dal nazifascismo del 25 aprile che per ora non sono state declassate a giornate nazionali, ma è probabile che qualcuno che guarda al futuro ci stia pensando, perché l’impatto sulle prossime generazioni potrebbe essere devastante,
Insomma il futuro verrà, ma dove inizia? Solo dalle competenze tecnologiche? Dalle “giornata di..? Dall’attesa dell’Apocalisse? Dalla VIG? Immaginarlo per i giovani e con i giovani significa proiettarsi positivamente nel domani, ipotizzare possibilità alternative al presente, prepararsi a scenari futuri possibili di pace amicizia e cooperazione. Il futuro è un immenso campo fertile in cui tutti siamo chiamati a prendercene cura, a gettare un seme, una goccia d’acqua, e portare un raggio di sole. Il futuro è l’ ἀπείρον, dei Greci, il senza limiti, l’illimitato e senza contorni, tutto da definire, e quindi infinito. Come dice Aristotele, consolandoci e spingendoci oltre “L’infinito non è ciò al di fuori di cui non c’è nulla, ma ciò al di fuori di cui c’è sempre qualcosa”.
Serena Laporta
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