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Il piatto piange
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Il piatto piange
di Michele Massimiliano Mangiullo – – –
Quest’anno ricorre il 50° anniversario di un famoso “tormentone vitae” e, parafrasando il titolo della hit “Piange il telefono“, trovo spunto per l’incipit di questo breve concentrato di segni convenzionali finalizzati a denunciare un lassismo dell’attività comunale di Tricase che ci lascia a dir poco sconcertati.
Ebbene! Iniziamo da Luglio, quando esce la notizia di un’indagine in corso su una presunta truffa che la società appaltatrice “La Fenice” avrebbe effettuato nei confronti del comune di Tricase usando un tipo d’olio non consono al consumo umano. Il condizionale è d’obbligo perché, a loro volta, i responsabili della suddetta potrebbero essere essi stessi vittime dell’imprenditore calabrese, perciò attenzione ad essere eccessivamente colpevolisti: infatti, c’è la presunzione d’innocenza fino al terzo grado di giudizio, qualora si decidesse di ricorrervi.
Fatta questa premessa, vediamo come ha deciso di agire l’amministrazione. Il sindaco Antonio De Donno, al contrario di tanti comuni che hanno subito revocato il mandato, ha deciso vista la naturale scadenza del contratto il 30 Settembre, di non prorogare come si era ipotizzato in un primo momento. Scelta condivisibile perché effettivamente il comune non va ad impelagarsi in eventuali cause di rimborso e richiesta danni se “La Fenice” dovesse risultare estranea alla vicenda. Bene! Allora avrà già pronto il piano b? perché ci sono 500 fruitori corrispondenti a 500 famiglie e 26 lavoratori corrispondenti ad altre 26 famiglie. Se la matematica non è un’ opinione parliamo di 526 famiglie, un numero non indifferente…..allitterazione del sostantivo famiglie voluta per evidenziare la delicatezza dell’argomento. Un sindaco attento alle esigenze dei propri concittadini in due mesi avrebbe fatto di tutto per far coincidere l’inizio dell’anno scolastico con il servizio mensa, ma ahimè così non è. Siamo al 26 Settembre ed ancora sembra essere tutto in alto mare. Ma come si fa? Molti genitori stanno avendo disagi con il lavoro per via di questo disservizio, altri stanno facendo un ulteriore sacrificio economico ricorrendo a terzi per la gestione dei piccoli e – aggiungo – anche la questione dei lavoratori da mesi senza stipendio.
Bastano queste due righe per capire quanto rispetto ci sia nei confronti di molti tricasini. A questo punto mi chiedo: non sarebbe stato più opportuno continuare almeno sino a Dicembre con “La Fenice”, ora con gli occhi puntati addosso indi obbligata a fare bene il proprio dovere? E nel frattempo provvedere alla stesura di un bando? oppure non si sarebbe potuta individuare già a Luglio una ditta per poi iniziare almeno il primo di Ottobre? o ancora – ma questa è una vera chimera – iniziare un percorso di mensa etica coinvolgendo agricoltori e commercianti locali creando così una sorta di economia circolare con benefiche ricadute socio-economiche sul tessuto urbano?
Purtroppo sembra nulla di tutto questo sia stato fatto eppure la soluzione non era tanto difficile… a volte un po’ di sana autarchia non penso faccia poi tanto male.
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